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Pajetta li chiamava forchettoni!

L’Italia decolla! E dove scappa? In questo aforisma di Altan, c’è tutto il mio sconcerto. Cosa decolla? L’Italia del pizzo, della “sottomissione totale” (Bolzoni, Repubblica) a Buzzi e Carminati, “Padrini di Roma”, come scrive il Tempo? E dove può mai scappare l’Italia onesta dei pensionati, usati come bancomat per trovar soldi, degli insegnati, cui si chiede di mettersi a disposizione del preside che li chiamerà o non li chiamerà e li farà penare come gli garba? “Lo scandalo di Roma scuote il Pd”, Corriere della Sera. “Ci stiamo mangiando Roma”, Repubblica. “Tangenti pure sugli immigrati”, Stampa. “Roma va sciolta per mafia”, Il Fatto Quotidiano.

 

Marino è un marziano. Non c’entra. Ci credo, ne sono sicuro. Ma allora c’entra il Pd. E l’altro partito, di destra, con cui il Pd governa, e riforma, da quasi 4 anni. Tredicine e Ozzimo, Gramazio e Odivaine,  uomini rudi della destra e consigliori delle amministrazioni di sinistra. Uniti appassionatamente, due euro per ogni immigrato, cooperative “rosse” e di comunione e liberazione, sempre pronti a “mungere la mucca” sotto lo sguardo del “guercio” Carminati. Va beh, ma la retroscenista – sempre quella – oggi ci fa sapere che “Renzi cerca di tenersi a distanza”. Perciò ordina: “cacciare dal partito chi ha rubato”. Dopo che lo hanno messo in manette.

 

Il partito dei 101. Propri o quello che affondò Prodi per governare con Berlusconi, che scrisse insieme a Lupi lo sblocca Italia – poi venne fuori il nome di Ercole Incalza -, che ha avuto un fremito di orgoglio quando Renzi ha regolato i conti con il sindacato di Landini, che ora esulta per la discrezionalità che si vuol dare ai presidi “perché qualcuno deve pur decidere”. Il partito che insulta Rosy Bindi – oggi la difende De Siervo sulla Stampa -, che candida De Luca perché “primum vincere, deinde philosophari”. Che ha fatto Matteo Renzi contro questa onorata congrega che “intanto governiamo, poi si vede”? Niente e tutto. Non l’ha rottamata e l’ha riciclata. Il suo azzardo giacobino – mille deleghe al governo e un premier eletto con pieni poteri – si è calato sul marcio di prima. Chi si è sottomesso, ora fa parte della squadra. Non si poteva mica fargli l’analisi del sangue, né dar retta a Mattarella, “priorità è la lotta a mafia e corruzione”, né a don Ciotti che è pure amico di Landini, e neppure al Papa, che crede nei santi e dimentica i fanti.

 

Se mi chiamassi Matteo. Andrei tra gli insegnanti: “non mi avete persuaso, ma ho il dovere di ascoltarvi, fermiamo la legge, discutiamo”. Manderei un mazzo di rose alla Rosy. Andrei a Napoli e sospenderei De Luca: “amico mio, grazie per quello che hai fatto, ma la legge è legge e io sono sottomesso solo alla legge”. Poi chiamerei Barca, gli darei la delega all’organizzazione del Pd: “trova giovani volontari e pensionati appassionati, cercali lontano dagli affari, ricorda loro che la politica è un onore, un onore che si paga uscendone più poveri”.

 

Rompere l’assedio. Non mandare dalla Gruber un Orfini che sembrava un avvocato difensore – l’ha detto Tramontano del Giornale – invece che un politico. Discutere con Di Maio del reddito di cittadinanza. Far sapere alla Merkel che ha ragione Tsipras, perché la prima riforma  neo paesi bagnati dal Mediterraneo è la lotta alla corruzione. Chiamare gli industriali e dirgli alla Kennedy: “non chiedete al governo di allungarvi nuovi incentivi, chiedetevi cosa voi possiate fare per l’Italia. Solo così potrà decollare l’Italia onesta, l’Italia del lavoro, l’Italia orgogliosa di dirsi Italia. Non lo farà? Resterà sotto assedio, peggio della Troia di Priamo. Che fai, cambi la Severino per salvare De Luca? Sciogli il comune di Roma? A me, che dai? E Verdini come lo paghi? Cosa dirai a Salvini che agita la ruspa? Che è razzista? Vero| Che si mangia i bambini degli immigrati e il futuro del mondo? Certo! Potrà sempre risponderti, con il Pajetta rampante del 1953: “e tu sei circondato da forchettoni.