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Che schiaffi all’Italia

Lo schiaffo di Vienna, la sfida del Brennero, sintesi dei titoli della Stampa e del Corriere. Entro giugno l’Austria intende costruire un muro lungo 350 metri, in prossimità della strada, alla frontiera del Brennero. Inoltre chiede all’Italia di poter controllare, già nel nostro territorio e con suoi militari, i mezzi in transito verso nord. Il governo italiano, indignato, chiede all’Europa sanzioni contro Vienna. Intanto, con estremo ritardo, Renzi decide di difendere la Grecia, di nuovo sotto attacco da parte della UE e del Fondo monetario, perché – come era peraltro evidente – i sacrifici imposti ad Atene hanno finito per aggravarne la crisi. Tsipras chiede un vertice straordinario: l’Italia consente. Intanto il bravo Federico Fubini si chiede, sul Corriere, cosa mai sia venuto a fare Weidmann a casa nostra. Gli rispondo subito: a spiegare che le banche sane – quelle germaniche in testa – trarrebbero vantaggi se il risparmio fosse retribuito meglio di quanto oggi non consenta il quantitative easing di Draghi. Continua la lettura di Che schiaffi all’Italia

Birdiesanders

Intermezzo elettorale. Uno stadio pieno, l’oratore che parla, quando un passerotto si posa sul podio, vicino alle sue mani, sotto i suoi occhi, accanto alla scritta A future to believe in. Bernie Sanders, si ferma e sorride. Ieri nonno Sanders, il socialista confesso, l’uomo che non vincerà mai le primarie democratiche perché “l’apparato non è con lui”, perché “le elezioni si vincono al centro”, perché al “primo super tuesday” sarà spazzato via, se non al primo al secondo, ha vinto di nuovo, e con ampio margine, in Alaska e nello stato di Washington. A questo punto della corsa, Sanders ha prevalso in 13 stati e Clinton in 18, ha conquistato quasi mille delegati, contro i poco più di 1300 dell’avversaria. Inoltre può continuare la campagna grazie a un numero davvero grande di piccole donazioni e al sostegno entusiasta di decine di migliaia di ventenni. Sì lo so, i super delegati – senatori, deputati, ex presidenti, che non passano il vaglio delle primarie e che sono oltre 500 – voteranno quasi tutti per Hilary. Le borghesie ispaniche e afroamericane hanno scelto di sostenere la candidata che rappresenta la continuità con l’amministrazione Obama – di cui fu segretario di stato – e con quella del marito, l’ancora popolare Bill Clinton. Continua la lettura di Birdiesanders

Vince Hilary, torna la deflazione

Dead Sanders Walking. Sul suo Blog, Vittorio Zucconi esulta: Hilary Clinton ha vinto le primarie in tutti gli stati in palio nel secondo supertuesday, aumenta il suo vantaggio in delegati su Sanders e sarà, Hilary, la candidata alla presidenza. A meno che – paventa Zucconi – “non saranno gli ingranaggi giudiziari, che da mesi macinano l’inchiesta sulle sue email, a fare lo sgambetto all’ex Segretaria di Stato? O Fbi e Dipartimento della Giustizia, che fanno parte dell’Amministrazine guidata da Barack Obama, eviteranno di intervenire a gamba tesa nel processo elettorale?” Hilary ha vinto con distacco in Florida e negli stati del sud, ma ha prevalso, di un’incollatura, anche in Illinois, dove è nata, in Missouri e, con un discreto margine, in Ohio, stati dove molti giovani della middle class e molti colletti blu simpatizzano per Sanders. Il senatore del Vermont non si dà per vinto: “sono convinto che la rivoluzione sia ancora possibile”, dice. Tuttavia appare probabile che una parte dell’elettorato incerto stia rassegnandosi a votare Clinton, come male minore contro il pericolo Trump. Trump stravince in Florida ed elimina l’antagonista Rubio. Continua la lettura di Vince Hilary, torna la deflazione

Verso il giornale unico?

Gli Agnelli lasciano il Corriere, La Stampa, con il suo satellite genovese il Secolo XIX, diventa satellite di Repubblica, John Elian, nipote dell’avvocato, entra a far parte dell’arcipelago De Banedetti, Marchionne si libera di un settore in perdita – i giornali – per dedicarsi a nuove concentrazioni industriali e finanziarie. La notizia non è nuova, Left l’aveva anticipata il 13 febbraio, “l’industria della notizia”, di Donatella Coccoli e Ilaria Giupponi, ma ieri è arrivata la conferma ufficiale. “Il polo Stampa-Repubblica sarà leader in Europa”, titola il giornale torinese. Ezio Mauro cerca “Le radici comuni” della “sua” Repubblica e della Stampa nel lontano 1955, quando Caracciolo, che però era un editore puro, fondò L’Espresso e le prime firme venivano dalla Stampa. Il Corriere reagisce alla vertigine da abbandono – e alle preoccupazioni per i suoi conti, dissestati da alcune operazioni oltre confine – celebrando il centoquarantesimo anniversario, con un articolo del suo più elegante commentatore, Claudio Magris. Continua la lettura di Verso il giornale unico?