Vince Hilary, torna la deflazione

Dead Sanders Walking. Sul suo Blog, Vittorio Zucconi esulta: Hilary Clinton ha vinto le primarie in tutti gli stati in palio nel secondo supertuesday, aumenta il suo vantaggio in delegati su Sanders e sarà, Hilary, la candidata alla presidenza. A meno che – paventa Zucconi – “non saranno gli ingranaggi giudiziari, che da mesi macinano l’inchiesta sulle sue email, a fare lo sgambetto all’ex Segretaria di Stato? O Fbi e Dipartimento della Giustizia, che fanno parte dell’Amministrazine guidata da Barack Obama, eviteranno di intervenire a gamba tesa nel processo elettorale?” Hilary ha vinto con distacco in Florida e negli stati del sud, ma ha prevalso, di un’incollatura, anche in Illinois, dove è nata, in Missouri e, con un discreto margine, in Ohio, stati dove molti giovani della middle class e molti colletti blu simpatizzano per Sanders. Il senatore del Vermont non si dà per vinto: “sono convinto che la rivoluzione sia ancora possibile”, dice. Tuttavia appare probabile che una parte dell’elettorato incerto stia rassegnandosi a votare Clinton, come male minore contro il pericolo Trump. Trump stravince in Florida ed elimina l’antagonista Rubio. Il super martedì gli sorride, nonostante una settimana passata tra le contestazioni, che lo hanno costretto a disertare almeno un comizio, e il malumore dell’apparato repubblicano che non lo vorrebbe candidato. In teoria, Trump non dovrebbe potersi presentare – stando al numero dei delegati – alla Convention repubblicana con la nomination già in tasca. Ma fermarlo all’ultimo, per un partito non è riuscito a trovare un altro candidato credibile, sarà molto, molto difficile.

Avrete la verità su Regeni, Repubblica intervista il generale-presidente dell’Egitto Al Sisi, il quale ripete la sua tesi: “come mai il corpo è stato trovato proprio mentre era in visita una delegazione di imprenditori italiani, è cruciale chiedersi chi ha interesse a bloccare la cooperazione tra Roma e Il Cairo su energia e sicurezza?” Insomma anche l’Egitto e il suo Presidente, e non solo l’Italia e la famiglia Regeni, sarebbero vittime della tortura e dell’assassinio di Giulio. Però ora Al Sisi promette la verità. Si rivolge ai genitori di Regeni “da padre”, assicura che gli investigatori egiziani “lavoreranno giorno e notte” insieme a colleghi italiani “finché non troveranno i colpevoli”. Dico subito che questa intervista, e la “svolta” che riassume, è un primo risultato positivo della mobilitazione in Italia per ottenere verità. Ed è anche il risultato del lavoro del ministro Gentiloni, che non ha fatto fin qui prevalere le esigenze del “realismo” politico sul bisogno di giustizia. Poi, certo, Al Sisi ha un argomento convincente per farsi scontare le sue colpe di dittatore (sia pure confermato da un voto) che viola diritti e conculca libertà nel suo paese. “Immaginate, dice a Repubblica, se solo uno dei 60 milioni di giovani egiziani venisse reclutato dall’Is”. Oggi Corriere e Stampa aprono con gli “spari” e con il “terrore” a Bruxelles, dove dopo un blitz delle forze anti terroriste è scoppiato un conflitto a fuoco. E due terroristi armati sarebbero tuttora in fuga.

Febbraio, i beni di consumo costano lo 0,3% meno di un anno fa. É deflazione, certificata dall’Istat. Nonostante il bazooka di Draghi. Nota Federico Fubini: “è un virus diabolico, perché riesce a dividere un Paese in ceti trasversali. Può piacere a chi vive di rendite o entrate certe, come i pensionati o i dipendenti pubblici: i ricavi restano uguali a prima, ma adesso comprano più beni e servizi proprio perché i prezzi sono scesi. La stessa dose di deflazione invece agisce come una tossina per chi vive sul mercato, poco importa se da imprenditore, lavoratore autonomo o dipendente. I consumatori rinviano gli acquisti, in attesa che un mobile o un software costino meno”. Che fare? Lo sapete, la mia “ricetta”, simile a quella di Sanders, di Corbyn, di Iglesias, di Tsipras è che gli stati devono riprendere a investire in ricerca e sviluppo, che bisogna organizzare consumi collettivi (lo sharing) facendo uscire tante attività dal “nero”, che Italia ed Europa – visto che siamo in Italia e in Europa – devono fare scelte sostenibili di politica industriale e concentrare gli aiuti solo per quei settori che possono creare sviluppo e far crescere l’occupazione, poi emissione di eurobond, un modo per mettere in comune il debito europeo e renderlo sostenibile. Utopie? L’altra ricetta la riassume bene Fubini: “Madrid ha risposto alla crisi tagliando gli stipendi pubblici del 5% e portando la contrattazione direttamente dentro le aziende. Turni, orari e soprattutto salari si determinano in base alle condizioni di ogni territorio e di ogni impresa… Naturalmente il risultato è stato (anche) un aumento della deflazione, perché nelle province il costo del lavoro si è subito aggiustato al ribasso…La Spagna ha contrastato l’impatto della deflazione attirando dall’estero molti più investimenti produttivi dell’Italia”.

Non scriverò neppure oggi di politica italiana. Non c’è molto da dire, se non che le identità della destra, del centro destra, del centro sinistra e della sinistra si frantumano e questa è forse la conseguenza, paradossale, delle leggi maggioritarie e dell’imperativo categorico della governabilità. Invece vi segnalo un saggio sul Corriere di Claudio Magris, “Non è giusto trasformare ogni desiderio in diritto”. Il desiderio di paternità dell’omosessuale – dice – non diventi il diritto ad adottare o a ricorrere all’utero in affitto. Il bambino resti soggetto e non oggetto del diritto. Mi sarebbe piaciuto che al tempo della bagarre sulle unioni civili si fosse discusso così. Io avrei risposto – e ho provato a rispondere – che a due persone dello stesso sesso, le quali vivono more uxorio, devono essere riconosciuti gli stessi diritti di una coppia eterosessuale sposata. É uno stato etico quello che prescrive solo una forma di unione e ne ostacola altre. Avrei risposto che i bambini che già vivono con due mamme o con due papà, a loro volta non possono essere discriminati rispetto a quelli cresciuti da un padre e una madre. Questi sono diritti. Poi, concordo con Magris, quello del mio amico Vendola è un desiderio di paternità non un diritto. Ma concordo anche con Melita Cavallo, giudice in Roma, che non esclude gli omosessuali dalla possibilità di adottare. Perché in molte di quelle famiglie “arcobaleno” c’è più amore e ci sono, dunque, più garanzie – più diritti verosimilmente garantiti- per il bambino in adozione.

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