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Atac: serve una scelta

“Raggi chi critica è fuori”, titola Repubblica, “Su Roma lo scontro Pd-M5S”. Anticipata dai social, la sindaca ha richiamato i 5 stelle al loro orgoglio: non siamo noi i corrotti, né abbiamo provocato noi – ma chi ha governato prima – il dissesto della Azienda Roma. Sulla seconda affermazione ha certo ragione. E anche sulla prima, sebbene sembra che il consigliere Stefàno abbia “raccomandato” al manager Rota una società privata per un appalto, e questo, anche se di per sé non prova alcuna “corruzione”, dimostra però che certe cattive abitudini possono filtrare anche fra gli “onesti”. Continua la lettura di Atac: serve una scelta

Il vaccino, contro la paura

Una buona notizia. “Vaccini gratis a bimbi e anziani”, la Stampa. Vaccinarsi contro influenza, meningite, papilloma virus (anche per i maschietti) è prevenzione, dunque non si pagano i ticket. Una meno buona: “Italia bocciata, persa l’ultima A”, Corriere. Occupazione, consumi, fiducia crescono anche in Italia, ma meno che in Europa e negli Stati Uniti. Ora che la lunga depressione sembra superata, i tassi riprenderanno a crescere. Rendendo più evidenti le sofferenze delle nostre banche e l’aumento del debito. Enrico Morando dice che è colpa della “instabilità politica”. Provocata da chi ha votato No o da chi vuole la rivincita?

Il tentativo azzardato di votare presto a ogni costo. Sotto questo titolo Massimo Franco avverte Renzi: “un nuovo strappo del Pd contro il suo governo sarà difficile da spiegare”. Pagnoncelli sfoglia i sondaggi: “M5S sorpassa di nuovo il Pd. Risale Gentiloni, cala la spinta al voto subito”. Ieri sera si era diffusa la voce del “ritorno di Renzi” con intervista a Mauro e Repubblica. Continua la lettura di Il vaccino, contro la paura

Fiat come Volkswagen?

Non siamo così stupidi, dice Marchionne. Tanto stupidi da replicare un anno dopo il caso Volkswagen truccando almeno 102mila macchine al fine di nasconderne le emissioni nocive. Tanto stupidi da vantarsi di aver costruito grandi auto diesel ecologiche, che ecologiche non lo erano affatto. Ieri il titolo FCA ha perso d’un colpo il 16% alla borsa di Milano. Oggi Financial Times titola a tutta pagina: “Gli stati Uniti aprono il fuoco su Fiat Chrysler per una presunta truffa sulle emissioni”. L’uomo del maglione si arrabbia e denuncia un complotto, “una guerra sporca tra presidenti – dice – alle spalle della gente che lavora nei nostri stabilimenti”. Ma Barack Obama, di cui è nota la sensibilità ambientalista e che ha piazzato gente in gamba alla guida della Environmental Protection Agency (Epa), non era forse l’amico americano di Marchionne, quello che aveva benedetto l’arrivo a Detroit del manager italiano? E, più recentemente, Donald Trump non aveva lodato, via sms, l’intenzione FCA di costruire più auto negli stabilimenti americani? Il manifesto titola “Tutto fumo”, un po’ riferendosi alle polveri sottili liberate dai grandi motori diesel, un p0’ per dar conto di un’altra battuta di Marchionne, quella con cui ha accusato gli uomini Epa di “aver fumato roba illegale”. Però se la fumavano della roba, lo facevano da mesi. Perché l’indagine durava da tempo e Fiat ben lo sapeva. La mia impressione è che l’azienda e il suo AD puntino tutto sull’uomo “nuovo” a cui Trump ha promesso la direzione dell’EPA. Ecco chi è costui, secondo Federico Rampini e la Repubblica: “Scott Pruitt, già ministro della Giustizia dell’Oklahoma, un politico-lobbista legato ai petrolieri, che ha sempre tentato di smantellare o contrastare i poteri dell’Epa”. Continua la lettura di Fiat come Volkswagen?

Chiamata alle armi

Libia, l’Italia offre 900 soldati. Titola così, stamane, il Corriere della Sera. Direi che ci siamo. Aveva cominciato la Pinotti sostenendo (con i giornalisti) che avremmo dovuto mandare 5mila soldati proprio là, nella nostra ex colonia, Poi era arrivato il contrordine di Matteo Renzi: “quando mai, non ci pensiamo nemmeno”. Intanto nessuno ascoltava le flebili richieste del Parlamento di poter discutere la cosa, come prevede la Costituzione. Infine il nostro premier si è seduto allo stesso tavolo con i potenti dell’occidente, il francese Hollande, la tedesca Merkel, l’americano Obama, l’inglese Cameron. E ha subito messo le sue pedine sul piatto: 900 italici soldati che andrebbero a difendere i pozzi (anche dell’Eni) nel deserto e, a Tripoli, le sedi delle Nazioni Unite. Chi potrà dir no? È in ballo il prestigio dell’Italia. Si gioca – anche in Libia – la partita tra il mondo delle libertà e i kamikaze del Bataclan. E poi, guerra? No solo azioni di difesa armata. Infine pare che Obama abbia promesso a Renzi di rafforzare il fronte sud della Nato per affrontare insieme l’emergenza migranti. Bingo! Continua la lettura di Chiamata alle armi

L’orgoglio di una madre

Non ci costringete a pubblicare le foto. A offendere Giulio di nuovo, a violare la sua dignità massacrata da chi prima lo ha torturato e infine ucciso. La mamma Paola ha aggiunto solo un dettaglio, terribile: “ho potuto riconoscerlo solo dalla punta del naso”. Ora vorrebbe giustizia, che dico giustizia, almeno che cessino le ingiurie, che si smetta di umiliare il buon senso e il pudore, che si ammetta la verità sull’assassinio di Giulio Regeni. Le persone come Paola fanno scoprire un’altra Italia, migliore. “Caso Regeni, la mamma scuote l’Italia”, titola a tutta pagina il Corriere della Sera. “Giulio torturato da nazi fascisti. Ma l’Italia non rompe con al-Sisi”, scrive il Fatto. Repubblica racconta “l’ultimatum dei genitori”, hanno dato tempo al governo fino al 5 per trarre qualche conclusione, poi mette in pagina: “La pista dei sicari armati dai servizi”. Poi gli articoli su questa “lezione di forza e di dignità”: Cazzullo, Calabresi, Travaglio. Un plauso al senatore Manconi, sempre attento alle vittime di tortura. Continua la lettura di L’orgoglio di una madre

Voto locale, sondaggio nazionale

Sfascisti! Il Giornale della famiglia Berlusconi bolla Meloni che si candida a Roma e Salvini che intende contrapporre un suo amico notaio al candidato “unitario” per Torino. Del voto amministrativo non gliene frega niente a nessuno. La vera missione di Sala, il mister Expo che ora teme sia l’astensionismo record che di perdere pezzi a sinistra, è quella di ricomprendere nel Partito di Renzi l’esperienza municipalista di Pisapia. Giachetti e Valente servono a Orfini per dire alla minoranza Pd, ai “vecchi” Bersani e Bassolino, che non c’è trippa per gatti, che non avranno altro leader se non il rottamatore, Meloni deve riacciuffare Storace e altri ex missini per diventare, insieme a La Russa, l’erede della destra post fascista, Salvini vuol mostrare al suo mondo il niente che è ormai rimasto sotto il vestito Berlusconi: per conquistarsi la candidatura ad anti Renzi in vista del ballottaggio con l’Italicum. D’altra parte Airaudo e Fassina scommettono di poter mostrare che c’è vita a sinistra del Pd e a destra di M5S, De Magistris, se confermato sindaco, proverà a lanciare un’Opa su Sinistra Italiana e Possibile, Casaleggio cerca con la Raggi un obiettivo intermedio sulla strada di un Di Maio che si candidi alle politiche e superi il primo turno. Poi tutto può succedere. Continua la lettura di Voto locale, sondaggio nazionale

La morte di Failla e di Piano

Al fronte, scrive il manifesto. Pronto l’attacco con aerei e navi, Repubblica. Così hanno ucciso i due italiani rapiti, Corriere. E adesso guerra seria, il Giornale. La guerra si fa ma non si dice, il Fatto. É difficile non dare ragione a Lucia Annunziata che, nel suo blog, su Huffington Post scrive: “nella nebulosa in cui ci muoviamo, un elemento è chiarissimo: i due tecnici sono morti appena annunciato il nostro ruolo guida della colazione in Libia, subito dopo il Consiglio di Guerra tenuto al Quirinale, subito dopo la concessione delle basi italiane ai droni Usa che intervengono in Libia, subito dopo le lodi agli italiani del Segretario alla Difesa Ashton Carter e i primi bombardamenti americani sulla zona in cui poi sono stati uccisi. Insomma, considerato l’allineamento degli eventi, possiamo dire che i due morti italiani sono i primi caduti della nostra campagna di Libia, la luce verde che segna l’inizio del nostro intervento nel paese che fu una volta di Gheddafi.” Continua la lettura di La morte di Failla e di Piano

Difesa della Boschi, attacco alla Merkel

Gigante, pensaci tu! La pubblicità della Ferrero, con il gigante buono alle prese con le malefatte dell’imbranato Jo Condor, andava in onda quando Matteo Renzi non era ancora nato. E tuttavia m’è tornata in mente, scoprendo stamane dai giornali che il premier aveva affidato ancora una volta a Raffaele Cantone il compito di raddrizzare i torti. Questa volta delle banche, dopo quelli del Mose, dell’Expo e del Giubileo. Cantone, pensaci tu! “Renzi chiama Cantone” titola Repubblica e il Corriere aggiunge “Tensione Governo Bankitalia”. Perché anche l’istituto di via Nazionale (e non solo la Consob) si è sentito scavalcato e posto sotto accusa dalla scelta di affidare a Cantone gli arbitrati sui rimborsi agli obbligazionisti. Visco è subito salito sul Colle e, per una volta, il Fatto sembra approvare il premier: “Renzi sfiducia Visco e Vegas, ma Mattarella salva Bankitalia”, è il titolo di prima pagina. Continua la lettura di Difesa della Boschi, attacco alla Merkel

Dixit! A Bruno Vespa

Niente di nuovo sotto il sole. Come Massimo D’Alema, anche Matteo Renzi ama sedersi nel salotto di Porta a Porta, come Silvio Berlusconi anche Renzi comunica le scelte di governo prima a Vespa e poi al Parlamento. Tranquillo Vespa, “chi ha truffato pagherà” ha detto il premier. E poche ore dopo Repubblica titola: “Bankitalia e Consob, il governo prepara la nuova vigilanza”. “Non abbiamo fatto favoritismi”, ha proseguito il premier a Porta a Porta. Al contrario “abbiamo mandato a casa l’intero CdA in cui c’era il padre di Boschi; il CdA è stato sanzionato e il padre ha pagato una sanzione. La legge è uguale per tutti”. Per la verità notano le opposizioni come la sanzione sia stata comminata da Banca Italia e il governo sia semmai intervenuto a rimorchio. Ma non basta. Continua la lettura di Dixit! A Bruno Vespa