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Un requiem per Matteo Renzi politico

“Non si scappa nei momenti di difficoltà”. Matteo Renzi rassicura Ezio Mauro: “Ero stato tentato di lasciare la politica. Un p0’ per curiosità un po’ per arroganza”. La sconfitta “brucia”, perché “abbiamo ancora un’occasione storica” ma “nessuno ci toglierà i mille giorni che abbiamo fatto, straordinari. E soprattutto nessuno potrà toglierci il futuro”. Un futuro fotocopia del passato. Perché il passato, secondo Renzi, è stato un grande successo, per l’Italia una vera rivoluzione: anche se il Pd, partito di cui è segretario, non sembra averlo compreso: “Vede, il Pd potrebbe vantarsi di un Jobs act votato dalla sinistra, di unioni civili votate dai cattolici, della legge sul caporalato e del miliardo e otto stanziato per la povertà, degli oltre 17 miliardi di recupero dalla lotta all’evasione, dell’abbassamento delle tasse. Invece i nostri votano in Parlamento, e tacciono nel Paese, anche sulle cose più positive”. Continua la lettura di Un requiem per Matteo Renzi politico

Trump e l’isolazionismo

Attacchiamoci alle buone notizie, per un giorno, per qualche ora. È quel che fanno – e si capisce – Corriere e Repubblica. “Unioni, cade l’ultima barriera. Le prime entro agosto”, dice Repubblica. Lo ha deciso il Consiglio di Stato. In più aggirando il rischio della “obiezione di coscienza”: il sindaco che non volesse celebrare le unioni civili, dovrebbe nominare un delegato. Il Consiglio di Stato ha anche dato torto alla regione Lombardia del presidente Maroni: non potrà più far pagare le coppie che ricorrano alla fecondazione eterologa. “Banche, l’apertura di Draghi”, invece titola il Corriere. Il presidente della BCE ha detto “sì a un paracadute pubblico in casi eccezionali”. Sembra un invito piuttosto esplicito a non ostacolare il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena. Draghi chiede però all’Italia di “sciogliere il nodo delle sofferenze”, cioè di trovare un modo per far pagare i debitori, anche i vecchi non solo chi contrae ora il prestito. In modo che le banche possano piazzare sul mercato i loro crediti deteriorati non proprio a prezzi stracciati. Qui Federico Fubini obietta: “limitare l’impatto dei pignoramenti rapidi ai soli casi futuri per il governo (italiano) è stata una scelta politica: si privilegiano i debitori esistenti sui loro creditori. Deve aver contato qualcosa il fatto che fra i debitori ci sono molti più elettori che tra i creditori”. Continua la lettura di Trump e l’isolazionismo

Napolitano contro Renzi

Unioni civili con fiducia, fiocco arcobaleno sul vestito bianco della Boschi e qualche colpo basso. Del primo parla il Corriere: un manifesto pro life con l’immagine di Maria Elena e la scritta “La Boschi ci ha messo la faccia”. Però la foto non mostra il bel viso da Madonna della ministra, ma piuttosto il suo lato B. Sessismo? Del secondo colpo basso, sempre fotografico, scrive Repubblica: la deputata Pd Elena Cimbro ha postato sui social una sua immagine a mammella scoperta, mentre allatta il figlio, La Cirinnà e il Dem per i Diritti se la sono presi a male:“colpo basso”, “usi il figlio”. Lei conferma di averla pubblicata contro la procreazione per terzi. Il titolo più bello? Secondo me lo ha fatto il manifesto: “Nozze all’italiana”. Continua la lettura di Napolitano contro Renzi

Io dissidente

La Terza Via contro i Parlamenti. Sono due scelte gemelle: la fiducia chiesta da Maria Elena Boschi sulle unioni civili e l’imposizione del Jobs act alla francese con l’articolo 49.3 della costituzione gollista. Nel primo caso, nonostante il governo Renzi potesse in teoria dormire sonni tranquilli grazie all’ampio margine che gli concede alla Camera il premio di maggioranza, si è preferito non riaprire una doppia ferita: con la chiesa cattolica che ritiene le unioni troppo simili al matrimonio e con chi invece trova umiliante che si impedisca a un omosessuale di adottare il figlio del partner. In Francia, Nuits Debout e sindacati stavano contestando la più ampia facoltà di licenziare concessa agli imprenditori “per motivi economici” e la riduzione del costo degli straordinari per le imprese. Ecco che Hollande ha scelto di evitare il confronto all’Assemblée Nationale e ricorrendo all’articolo 49.3 – che considera già approvata una legge fortemente sostenuta dall’esecutivo a meno che le opposizioni non sfiducino il governo – ha bypassato le opposizioni e il malumore nel PS. Sia Hollande che Renzi considerano ormai il Parlamento un ingombro, affermano l’autonomia del politico e rivendicano che possa esistere, che debba esistere, un rapporto diretto governo-popolo. D’altra parte è super gollista l’uso che il nostro premier vuol fare del referendum costituzionale, quando lo riduce a una antinomia; popolo del Sì contro No dei politicanti. Continua la lettura di Io dissidente

Il lupo indossa la pelle dell’agnello

Il lupo indossa la pelle dell’agnello, il cingolato mette pneumatici alle ruote, il governo non guarda ai luoghi dello scontro ma raccoglie in un campo di carote. Repubblica: “Arriva il part time, con i contributi pagati, per i dipendenti vicini alla pensione”. “Napolitano: pretestuoso il voto di domenica. Dalla riforma del senato nessun rischio, Va attuata”. “Arriva il bonus per i diciottenni. Voucher di 500 euro per concerti, musei, libri. Renzi: saranno permanenti”. C’è solo quel “pretestuoso” per il referendum sulle trivelle che potrebbe stonare, ma che volete, lo ha detto Napolitano non Renzi. Ancora “Le unioni civili saranno legge entro aprile”, parola di Renzi che “ricuce con Prodi”, Stampa. Intanto “Le Borse” – Sole24Ore – hanno votato la “fiducia sulle banche”. Fiori, miele, bonus: si chiama riduzione del danno. Tentativo di far fallire il voto di domenica, senza pronunciare “l’andate al mare” di Craxi, speranza di contenere o minimizzare la sconfitta alle amministrative e di convincere gli elettori che la riforma del Senato ci libera di Razzi e Scilipoti e non peggiora la Costituzione. Continua la lettura di Il lupo indossa la pelle dell’agnello

Unioni difficili

Unioni: dietrofront di M5S, stop dei 5 Stelle, sgambetto di Grillo. Così è se vi pare. Ieri sera il senatore Airola ha spiegato che il movimento era per le unioni civili ma poiché la Lega si era detta disponibile a ritirare 4.500 dei 5mila emendamenti presentati, non avrebbe votato “il canguro” Marchini, l’emendamento premissivo che, falciando emendamenti e dibattito, avrebbe evitato che il Pd si dividesse in aula mettendo al sicuro lo scheletro della legge Cirinnà. I giornali, tutti i giornali, presentano “la mossa” come un espediente politicista, imposto ai senatori dal direttorio e da Casaleggio. Lo scopo: a) non aiutare il Pd a risolvere le sue contraddizioni; b) intercettare il voto moderato di chi si è ormai convinto che la stepchild adoption ( la possibilità di adottare il figlio biologico del convivente omosessuale) sgretolerebbe la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. A questo punto Loredana De Petris, Sel-Sinistra Italiana, chiede la sospensione: votano a favore Pd, parte del gruppo misto, Verdini e i suoi, e si rinvia. Continua la lettura di Unioni difficili

Guerra (non tanto) fredda

I turchi attaccano i curdi in Siria. Obama e Putin cercano il disgelo, Corriere della Sera. “Obama a Putin: stop ai bombardamenti in Siria”, Repubblica. “Damasco: le truppe turche ci invadono”, la Stampa. Tre facce della stessa realtà. Gli americani contano sulle milizie curde, siriane e irachene, per strappare Raqqa al califfato, ma i turchi le bombardano le postazioni curde con l’artiglieria: temono lo stato curdo più dello stato islamico. Russi, Hezbollah, esercito di Assad stanno per prendere Aleppo, ma così facendo spingono decine di migliaia di sunniti, che hanno sostenuto – o tollerato – le milizie islamiche, a fuggire verso la Turchia, la quale minaccia di scaricarli tutti in Europa: ecco Obama chiede a Putin di non bombardare Aleppo e Financial Times titola “L’Occidente accusa i russi di usare i profughi come un’arma”. A sua volta il governo di Damasco (Assad, Alawiti, cristiani che temono i sunniti islamisti) denuncia l’intenzione saudita e turca di invadere il paese. Continua la lettura di Guerra (non tanto) fredda