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Senza fiducia, intervento in Senato

3 voti di fiducia alla Camera, 5 in Senato. Il governo Gentiloni e la maggioranza che lo sostiene devono avere davvero a cuore questa legge elettorale, detta Rosatellum. Eppure appena 2 anni fa la stessa maggioranza e un governo, del quale l’attuale premier si considera erede e continuatore, approvarono, sempre con la fiducia, una legge elettorale che è l’esatto contrario di quella che oggi propongono.

L’Italicum escludeva infatti le coalizioni, considerandole causa di competizione interna e dunque di ingovernabilità. Il Rosatellum le ripesca, per di più senza alcun obbligo di presentare agli elettori un qualche programma di governo, ma come semplice strumento per rastrellare voti. L’Italicum aveva un premio di maggioranza obbligatorio, che al secondo turno scattava per forza. E Renzi disse: “la sera stessa del voto si saprà chi governa”. Il Rosatellum non ha premio di maggioranza e probabilmente formare un governo sarà persino più difficile che se si fosse votato con una legge proporzionale pura. Perché si dovranno frantumare le coalizioni elettorali per dar vita a nuovi, e magari pure inediti, accordi. Continua la lettura di Senza fiducia, intervento in Senato

Al voto, per evitare la manovra

Virginia Raggi perde la faccia

Grillo scarica la Raggi. scrive il Corriere. O, meglio, vorrebbe poterla scaricare. Per evitare lazzi, frizzi e condanne senza appello. Dopo 6 mesi di tira e molla all’ombra del Campidoglio fra diverse fazioni del movimento, dopo aver constatato che le scelta del sindaco, fatta dal movimento e confermata da un gran numero di elettori, era stata, probabilmente, una scelta incauta. “Dalle stelle alle stalle”, il manifesto. “I grillini processano Raggi”, La Stampa. Il Giornale non trova di meglio che riesumare una vecchia, e assai più riuscita e visionaria, copertina de L’Espresso: “Capitale corrotta, grillini infetti”. Il Fatto prevede: “Una retata li seppellirà”, con Vauro che declina al singolare di Raggi, cioè raggio, del carcere! “Si è diversi quando si agisce diversamente – scrive Roberto Saviano per Repubblica – “Scegliendo Marra, Virginia Raggi non ha agito diversamente dai suoi predecessori.” Continua la lettura di Virginia Raggi perde la faccia

La destra s’è rotta

Bitonci dopo Marino. Ero a Treviso a una manifestazione per il No, con il senatore 5 Stelle Girotto, quando, a pochi chilometri, una maggioranza di consiglieri, Forza Italia, Pd, 5Stelle, liste civiche, depositava le firme dal notaio per far cadere il sindaco leghista di Padova Bitonci. La prima considerazione è che la legge elettorale per i comuni ha smesso di funzionare. Il sindaco eletto al primo turno è in genere il capo fila di una coalizione impossibile che, per vincere, riunisce tutto e il contrario. Al ballottaggio, invece, prevale in genere l’outsider, ma anche in questo caso è probabile che i principali partiti non gradiscano la scelta e si mettano di traverso. Quella legge ha funzionato come antidoto al politichese tecnocratico nazionale: nelle città grazie a quella legge si sceglieva un volto più che un programma, una persona di cui fidarsi e a cui affidarsi. Ma ci sono dei ma. I poteri del sindaco si sono ridotti per via dei continui tagli delle risorse erogate. È ora più chiaro come i problemi delle città, specie di quelle grandi, si possano affrontare solo con una cooperazione rafforzata tra stato ed enti locali, cooperazione che spesso manca o è solo formale. Le scelte dei cittadini italiani sembrano orientarsi verso più poli, lungo discriminanti ideologiche, non le vecchie ideologie certo, ma sarebbe difficile sostenere che 5 Stelle, Lega, Partito di Renzi non abbiano una loro cifra ideologica, o se volete una loro “narrazione”. Per effetto di questi “ma”, la figura del sindaco eletto dal popolo diventa più fragile e contestata. Continua la lettura di La destra s’è rotta

Il profeta che non c’è

Piovono miliardi. 2,2 sbloccati per la banda larga, dice il Sole, ma il piano per “internet veloce è di 8 miliardi” aggiunge il Corriere e Repubblica ne annuncia 100 per il sud “senza vincoli Ue”. Speriamo che non siano come i posti fissi vantati ogni mese dal ministro Poletti, con l’istat, imbarazzato, costretto a smentire. Il senso politco della direzione Pd convocata oggi da Renzi è chiarissimo. Io sono io, comando in Italia -non importa se talvolta con l’appoggio di Verdini e di Berlusconi- e ho amici in Europa. Con me piovono soldi -oddio, quelli che la Merkel ci concederà di spendere- suvvia, dismettete i musi lunghi se no, senza di me dove andate? La solita storia: il giocatore in difficolta fissa la mascella nella maschera del grullo, poi ride guarda la bella che segue il suo gioco, fa l’occhio assassino e poi bluffa.

Battaglia sul nuovo Senato. Con questo titolo il Corriere fornisce la chiave delle promesse agostane del premier. Ma anche delle minacce grottesche di tal Rosato -no riforme, sì elezioni- quando lui come Renzi sanno bene di non potere andare al voto prima che entri in funzione l’italicum, cosa che avverrà solo dopo la riduzione dee senato a un ente inutile con 100 nominati. E spiega, quel titolo del Corriere, anche anche le invasioni di compo di chi “straripa dai confini”, come il presidente emerito che, secondo il Fatto, avrebbe irritato persino Mattarella. La minoranza Pd ha presentato gli emendamenti: solo 100 senatori ma eletti, allargare la platea di chi è chiamato a eleggere il Presidente della Repubblica, migliore definizione delle competenze del Senato, per evitare il ridicolo, e un mare di ricorsi alla corte.

Chiedono troppo? Troppo poco. Quelle proposte, che io sosterrò, cercano infatti di riannodare il dialogo con Renzi e proprio per questo saranno usate da Renzi (vengono già usate) per deformare la posizione della minoranza, per accusarla di non avere idee -cioè di non avere il coraggio di sfidarlo davvero- di complottare per paralizzare, di difendere la casta, di essere casta, di giocare contro la nazionale, contro l’Italia e contro Renzi che per Renzi è la stessa cosa. Ho già scritto ieri che, se fosse per me, lo manderei a quel paese: sciogliamo il senato, difendiamo l’indipendenza del Presidente e della Corte. Ci stai? No? Votiamo con il Consultellum. Oggi, meglio di me, fa Miche Ainis.

Verticalizzazione, unificazione, personalizzazione sono le parole d’ordine che riassumono “l’epopea riformatrice”. “Nelle scuole comanderà un superdirigente, alla Rai un super manager, (mentre) nelle imprese il jobs act rafforza il peso dei manager”. Si distruggono i poteri intermedi, fuori “i sindacati dalla stanza dei bottoni”. Restano però i governatori, “De Luca, Crocetta, Emiliano, Zaia”, perchè la loro leadership “è la riproduzione su scala locale del filo diretto tra il leader nazionale e gli elettori”. Via “le assemblee parlamentari che in questa legislatura si sono spappolate come maionese”.  “Con l’abolizione sostanziale del senato e con il premio dell’Italicum: al partito, dunque al partito personale, dunque personalmente al Capo. E da lui giù verso i tanti capetti che stanno per mettere radici nel paesaggio delle nostre istituzioni, la concentrazione del potere sarà probabilmente la regola futura”. Non si potrebbe dire meglio e Ainis chiude con Marx: “Il profeta, che tanti invocano, non c’è”. Proprio così.  Renzi è ormai senza fiato e la sua parabile rischia di compiersi. in pochi mesi Stefano Folli definisce “Nazareno della decadenza” quello che ha riunito, per le nomine Rai, il premier e il cavaliere. Uno scambio di favori, l’ammissione di una comunanza di interessi, di una comune passione per il potere.  Senza un’idea di futuro.
Obama a Hiroshima contro l’atomica. Magari. Sarebbe l’epilogo glorioso di una magnifica presidenza e una buona notizia per l’umanità.

Crisi reale e ripresa statistica,Caffè

Crisi,20 anni per recuperare, Corriere della Sera. Con gli attuali livelli di “crescita” l’occupazione in Italia tornerà ai livelli di prima della crisi solo tra 20 anni. Tutti lo sapevamo, ora il Fondo monetario l’ha detto. Tuttavia a pagina 3, sempre il Corriere fa il suo per sostenere l’ottimismo del governo: a sorpresa crescono le entrate, la stima di crescita potrebbe alzarsi sopra lo 0,7%, in sei mesi i nuovi contratti a tempo detreminato sono stati 250mila. La verità è in prima o in terza pagina? Secondo me la ripresa di cui si parla spesso Poletti è “statistica”, la si legge nelle tabelle (che fotografone cose disparate, piccoli imprenditori che si assumono, con i figli, per fruire di vantaggi fiscali, qualche acquisto in più di case per il calo dei prezzi), ma la ripresa che entra nelle tasche del ceto medio, che crea lavoro per i giovani e induce ottimismo, per quella tocca aspettare.

La Cina è vicina. “Il crollo di Shanghai (-8,5%) -scrivono Stampa e Sole24Ore- spaventa le borse europee”. Che succede? Quel che capisco – ma non sono un analista finanziario- è che in qualche anno la crescita cinese si è ridimensionata dal 14 al 7%. Sempre enorme, s’intende. Tuttavia 90 milioni di cinesi – la cifra è questa!- hanno capito che non si sarebbero più potuti arricchire in pochi aprendo un’azienda o comprandone un’altra. Perciò, con il costo del denaro basso, si sono buttati (e sono stati spinti) a investire in borsa o a comprare immobili. La bolla prima o poi si sgonfia. Forse ci sarà un rimbalzo ma verranno altri crolli. Un campanello d’allarme per un’Europa, che ha solo rinviato i suoi problemi con la Grecia e resta paralizzata dal rigore.

Roma sul baratro,lascia anche Sel, Sanità è battaglia. Repubblica guarda al cortile di casa. Pare che Renzi oggi non vada alla festa dell’unità di Roma per non parlare di Marino, il quale va avanti (senza Sel in giunta). Crocetta ottiene dal governo mezzo miliardo e Zaia protesta. I tagli alla Sanità, non per finanziare una sanità migliore ma per far cassa e poter tagliare l’Imu, hanno fatto mancare 4 volte ieri il numero legale in Senato. Era lunedì e mancavano metà dei senatori Ncd e qualcuno del Pd. Però il dato è politico: le opposizioni (anche quelle che simpatizzano per il governo) hanno approfittato di una scelta avventata (presentare un decreto omnibus con dentro la sorpresa sanitaria) per chiedere il numero legale, non votare e fare emergere la fragilità della maggioranza. Spiega Folli: Renzi si vorrebbe liberare di Marino e Croscetta, a settembre vorrebbe spianare la sinistra Pd imponendo la riforma del Senato, e andare poi al “referendum sulla revisione costituzionale come un plebiscito nazionale intorno alla sua persona”: “strada irta di ostacoli”. “Il bavaglio istiga all’omertà”, Scarpinato per il Fatto. La pezza che si vuol mettere sulla “legge bavaglio” è peggiore del buco: se sei giornalista professionista e spii, non fai reato, se non lo sei puoi andare un carcere. Anche Mentana ieri, nel raccontare questa storia, alzava le mani, sconsolato.

Patto USA Turchia, in Siria una zona “liberata dall’Isis”, scrive il Corriere. Non c’è dubbio che Erdogan ha dovuto far buon viso dopo l’accordo tra Obama e Teheran che rendeva impossibile continuare a usare l’Isis in funzione anti sciita. Dunque l’aviazione turca ora bombarda e la polizia blocca il oassaggio che aveva finora consentito ai terrositi sul suo territorio. Erdogan però ne approfitta per frustrare le aspettative nazionali curde e colpire duramente i gruppi armati, in primo luogo il Pkk, che acquistavano prestigio nella lotta contro il califfo. Tocca ai Curdi reagire, se possibile con le armi della politica e non con la politica delle armi, ma l’isolamento dell’Isis è positivo.