Manfrina intorno all’Italicum

C’è l’accordo l’italicum sarà cambiato. Così Repubblica in prima pagina. Che bravi! Tutto però si complica se si leggono i “pezzi” e si cerca di capire di che accordo si tratti, tra quali forze e quando si intenda cambiare la legge. Ecco che si scopre – udite, udite – che il giornale diretto da Calabresi sta in verità parlando di una proposta NCD, che fra l’altro non vuol cambiare la struttura dell’italicum (legge proporzionale con capilista nominati e premio di maggioranza) ma solo consegnare il premio al candidato di una coalizione e non solo di una lista singola. Il Pd renziano – aggiunge Repubblica – avrebbe mostrato interesse per la proposta del ministro Alfano ma avrebbe fissato un “paletto del premier al forcing degli alleati: ballottaggio intoccabile”. Magnifico: si cambia per non cambiare. Infatti lo sproposito dell’italicum – quello che lo rende una legge unica e inimitabile – consiste appunto nell’introdurre il ballottaggio e premio di maggioranza in un sistema che resta proporzionale. Per cui la scelta dei rappresentanti del popolo viene svilita e sottomessa alla selezione di una figura carismatica (il capetto) che potrà governare senza vincoli per 5 anni, anche se al ballottaggio avrà ricevuto i voti di una minoranza, sia pure la meno debole delle minoranze. Se il presunto “accordo” di cui parla Repubblica avesse seguito, ci troveremmo lo stesso in un regime non più “parlamentare”, un sistema che mortifica la rappresentanza (con i capilista bloccati e molti deputati cooptati in parlamento grazie alla vittoria del loro candidato premier), insomma una forma di premierato. Senza contrappesi, perché a questo serve la riforma Boschi: a cambiare la forma del governo senza dirlo, usando come killer una legge ordinaria (l’Italicum) ed evitando così di indicare i contrappesi indispensabili per bilanciare lo strapotere di un premier eletto in forma diretta.

Quando? Dopo! Come? Con un nuovo diktat! Il presunto accordo si perfezionerà dopo il voto del referendum. Dunque solo nel caso in cui prevalessero i Sì. Perché con la vittoria dei No l’Italicum, immaginato per una sola camera, dovrebbe essere totalmente riscritto. In ogni caso questo presunto “accordo” sbatte la porta in faccia alle opposizioni. Ai 5 Stelle innanzitutto, che ieri hanno proposto il ritorno al proporzionale e alle preferenze. Dall’America Renzi li ha sfottuti, spiegando come quel sistema non convenga loro, dato che Raggi e Appendino sono state elette al turno di ballottaggio. Tuttavia è proprio questa la forza della proposta pentastellata: non sembra guardare al proprio tornaconto diretto e sfida le altre forze a riflettere sulla questione dolente: vogliamo un parlamento di rappresentanti o di nominati? L’accordo taglia fuori anche la destra (Lega e Forza Italia) che non presenterà mozioni prima del voto referendario, ritenendo di trovarsi davanti a una manfrina, se non addirittura a una truffa, per evitare che al referendum vincano i No. Come dargli torto?

Una mozione parlamentare che non “impegna” il governo.. ma il parlamento. L’ultimo sproposito è lo strumento che si vorrebbe usare per varare questo “accordo”: una mozione. Da Wikipedia: “La mozione parlamentare è uno strumento di indirizzo politico attraverso il quale la Camera o il Senato danno direttive al Governo sul comportamento da tenere o le misure da prendere per affrontare una determinata questione”. Ogni mozione contiene la frase “impegna il governo”. Qui no. È la maggioranza di governo che “impegna il parlamento” a cambiare le legge elettorale su cui il governo ha posto la questione di fiducia appena un anno fa, nel mese di gennaio. Siamo al ridicolo. Come cittadino italiano, spero che i sondaggi non si sbaglino e che una maggioranza di No seppellisca la deforma costituzionale Renzi- Boschi, incinta del serpente (plebiscitario) chiamato Italicum.

Il caso dei rapiti senza scorta, titola il Corriere. Come ieri prevedevo i nostri “alleati” di Tripoli hanno riconosciuto i rapitori dei due italiani. Quindi, tranquilli, ci aiuteranno a farli liberare, prima che gli venga in mente di venderli ad Al-Qaeda o altri simili tagliagole. Dovremmo chiederci in cambio di cosa: soldi, intervento militare, rottura dei contatti che il ministro Gentiloni stava tessendo con il generale Haftar? Intanto si scopre che la società Con I Cos di Mondovì, per la quale lavoravano Cacace e Calonego non aveva informato la Farnesina di essere laggiù, in fondo alla Libia, e che non pagava la scorta ai suoi dipendenti. Possibile? E la Farnesina e i servizi segreti, non si erano accorti di nulla? Strano. Se un giornale – ne ho avuto diretta esperienza – prova ad inviare un giornalista in un paese lambito dalla guerra, apriti cielo: avvertimenti, diffide. Con le aziende, a quanto pare, niente!

Bombe in Siria, schiaffo all’Onu. Titolo della Stampa. Dopo aver bombardato (per sbaglio?) una caserma dell’esercito (anti Isis) siriano, gli americani accusano i russi di aver bombardato un convoglio umanitario. I russi negano. È la guerra sporca. Quella che il Papa teme possa uscire dai confini del Medio Oriente, del Pakistan-Afghanistan, e dell’Africa per diventare guerra mondiale e che egli considera peggiore – lo ha detto – dello stesso terrorismo. Obama ha fatto un gran bel discorso all’ONU: questo paradosso caratterizza il mondo di oggi. “Un quarto di secolo dopo la fine della guerra fredda, il mondo è di gran lunga meno violento e più prospero che mai, eppure le nostre società sono piene di incertezza, disagi e ostilità. Io oggi vorrei invitare noi tutti a fare un passo avanti, invece di regredire. Per riuscirci dobbiamo ammettere che la strada da noi imboccata, quella dell’integrazione globale, richiede ora un cambiamento di rotta. Chi sbandiera i vantaggi della globalizzazione troppo spesso non ha voluto vedere le ineguaglianze tra le nazioni e al loro interno”. Sono queste ineguaglianze “tra le nazioni e al loro interno” che mettono in pericolo “la strada della democrazia”. “Mentre i problemi reali venivano negati, visioni alternative prendevano piede, in Paesi ricchi come in quelli più poveri: il fondamentalismo religioso; le politiche etniche, tribali o settarie; un nazionalismo aggressivo, un becero populismo”. Detto con parole mie: nel mondo si confrontano oggi tre destre. Una mondializzazione commerciale che crea disuguaglianze mai viste prima. Una anti mondializzazione reazionaria che invoca la sottomissione ad Allah e combatte diritti e tolleranza. Una destra populista e nazionalista (Brexit, Trump, Orban) che costruisce muri, demonizza i migranti, impone dazi, cerca di restaurare forza e autosufficienza degli stati nazione che ci hanno regalato due guerre totali.

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