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Sicilia, Orlando e la sua lista vecchia e poco civica

Il sangue e l’odio

Il 2017 è cominciato nel sangue. 39 morti, 69 feriti, tutti giovani che festeggiavano l’anno sul Bosforo, a Istanbul. Un babbo natale ha fatto irruzione all’una di notte in una discoteca, il club Reina, ha imbracciato un kalashnikov e ha aperto il fuoco. La Turchia laica, nata un secolo fa, purtroppo nel sangue del genocidio armeno, è stata colpita, selvaggiamente. Punito il “tradimento” di Erdogan, che aveva usato il fanatismo islamico contro i curdi, per poi allinearsi con la Russia e vantarsi, con Putin e Assad, di aver imposto la tregua ai “ribelli” siriani. Istanbul è il cuore del mondo, testimone delle più antiche civiltà, crogiolo delle tre religioni monoteiste. Cento anni fa, nel 1917, crollava l’impero ottomano e quello austriaco, la rivoluzione russa metteva fine al potere degli Zar, liberava operai e contadini soldati dalla guerra. Gli Stati Uniti uscivano dal guscio e ponevano le basi per una egemonia, che sarebbe diventata impero dopo un’altra guerra. Continua la lettura di Il sangue e l’odio

Exit Hollande

François Hollande si ritira. Il Presidente francese prende atto della sconfitta e annuncia che non si candiderà per un secondo mandato. Sconfitto dagli attentati del terrorismo islamico (Nizza, Bataclan, Hyper Cacher, Charlie Hebdo), dalla svolta a destra (jobs act francese) contestata da sinistra e non sostenuta da destra e imprenditori, e dalla crisi (finita in edicola) delle sue relazioni sentimentali. Ora è probabile che il suo primo ministro, Manuel Valls, voglia candidarsi. Dovrebbe però superare la sinistra interna per vincere la primarie socialiste (cosa che mi pare molto difficile) e si troverebbe poi comunque la concorrenza, sul fianco destro, del suo ex ministro Macron e su quello sinistro di Mélenchon. Hollande ha ammesso che il potere lo ha logorato, lo ha messo in trappola e digerito. Un tempo era un uomo brillante, pieno di humor, un buon commensale e un discreto politico, ma è apparso alla fine solo una mummia. Una mummia della Terza Via. Come la Clinton, che ha favorito la scalata al potere di Trump, come gli epigoni di Blair sconfitti due volte da Corbyin, come Sanchez che ha perso l’occasione di allearsi con Podemos ed è stato fatto fuori dalla destra del suo partito. Toccherà a Renzi la stessa sorte? Io credo di sì. Fortemente ridimensionato, se domenica prevarranno i No. Asfaltato da un grillino o addirittura da un candidato della destra, qualora, superato lo scoglio referendario, mirasse ancora a diventare “Sindaco d’Italia”. Continua la lettura di Exit Hollande

Perchè il Caffè mi ha stancato

Ancora lui! Pure oggi, e accadrà tutti i giorni fino al 4 dicembre, i grandi giornali sbattono in prima pagina quasi soltanto Renzi. Piano sull’Italicum in Parlamento prima del voto, Repubblica: “Pronto un blitz del premier sulle modifiche. Napolitano, troppi errori aiutano il no. Sfida tv, Zagrebelsky. Renzi un’anguilla”. Renzi presenterà un nuovo Italicum entro ottobre, Corriere. Con Maria Teresa Meli che apprezza: “La strategia sul referendum di Renzi si fa più chiara. Il problema della legge elettorale va eliminato per togliere ogni alibi agli avversari”. Referendum, Renzi vuole tutto il governo in campo, La Stampa. Poi il titolo dell’articolo di fondo, firmato da Fabio Martini, Il leader se la gioca come al rischiatutto. Dal testo: “Una campagna all’americana, quella di Renzi, perché come accade negli Stati Uniti, stavolta il capo del governo si gioca la «vita»: o vince o perde. Stavolta è bianco o nero, non è contemplato il grigio che nella politica domestica ha imperato per decenni”. Basterebbe questo mitragliata di frasi per dimostrare quanto falsa e bugiarda sia l’ultima esternazione del presidente emerito, Giorgio Napolitano, il quale ha sostenuto che “la personalizzazione dello scontro” sul referendum sarebbe stato “un errore, una partenza sbagliata che ha favorito il no”, ma un errore che poi “Renzi ha corretto”. Continua la lettura di Perchè il Caffè mi ha stancato

Unioni difficili

Unioni: dietrofront di M5S, stop dei 5 Stelle, sgambetto di Grillo. Così è se vi pare. Ieri sera il senatore Airola ha spiegato che il movimento era per le unioni civili ma poiché la Lega si era detta disponibile a ritirare 4.500 dei 5mila emendamenti presentati, non avrebbe votato “il canguro” Marchini, l’emendamento premissivo che, falciando emendamenti e dibattito, avrebbe evitato che il Pd si dividesse in aula mettendo al sicuro lo scheletro della legge Cirinnà. I giornali, tutti i giornali, presentano “la mossa” come un espediente politicista, imposto ai senatori dal direttorio e da Casaleggio. Lo scopo: a) non aiutare il Pd a risolvere le sue contraddizioni; b) intercettare il voto moderato di chi si è ormai convinto che la stepchild adoption ( la possibilità di adottare il figlio biologico del convivente omosessuale) sgretolerebbe la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. A questo punto Loredana De Petris, Sel-Sinistra Italiana, chiede la sospensione: votano a favore Pd, parte del gruppo misto, Verdini e i suoi, e si rinvia. Continua la lettura di Unioni difficili

Socialisti in trappola.

“La Germania non affondi l’Europa, sarebbe la terza volta in cent’anni”. Romano Prodi, sulla Stampa, cita Joschka Fischer e coglie la drmmaticità di quel che è successo ieri. 61,31% per il No, 31,68 per il Sì. “Ora della verità in Europa”, scrive El Pais. “L’Europa eviti il suicidio collettivo”, chiede Adriana Cerquetelli del Sole24Ore, e il suicidio comincia con l’uscita della Grecia dall’euro. Ha ragione, ma non è facile per il potente accettare la sconfitta. “Il No spaventa l’Europa” , scrive il Corriere. Sarebbe meglio dire l’Europa dei 19 ministri e dei 25 banchieri. Quel No è stato “uno schiaffo a Bruxelles”, constata Repubblica. Felice e in maglietta Varoufakis annuncia: “Con questo No rotondo andremo a strappare l’accordo”. Risponde Gabriel, vice cancelliere socialdemocratico:  “Tsipras ha rotto tutti i ponti con l’Europa”.

 

“La sinistra in trappola”. Ha ragione Marc Lazar che lo scrive su Repubblica: “L’impatto (del no) è devastante per la sinistra europea nel suo insieme, perché scava al suo interno una frattura più profonda che mai. La sinistra social-democratica, socialista o democratica è stata incapace di adottare una posizione comune”. Infatti è rimasta a gufare, puntando sulla sconfitta di Tsipras per poter poi, generosamente, gettare un tozzo di pane ai Greci. E ora? Ora che la democrazia di Atene ha asfaltato Junker ma soprattutto Schultz? Oggi Hollande tenterà di “coprire a sinistra” Angela Merkel. Ammesso che la cancelliera abbia capito che la Germania non può per la terza volta spaccare l’Europa. Renzi sembra in stato confusionale: fa sapere a Repubblica che Tsipras gli ha chiesto di mediare, ma alla Stampa lascia scrivere “Prendetevi la Grecia, io preferisco fare le riforme”, e sul Corriere si risente per l’incontro Merkel Hollande. “non decidano solo Parigi e Berlino”.

 

La lezione di Atene La mossa vincente, la mossa del cavallo l’ha fatta Tsipras. Quando, ad accordo ormai scritto, la dorotea Merkel ha lasciato la pratica ai burocrati di Bruxelles perché tirassero fuori altre condizioni per umiliare il governo greco, Tsipras ha indetto il referendum. Ha scommesso che la Grecia avrebbe votato con il cuore e la testa, non con la pancia. La Grecia delle troppe Polis che seppero unirsi contro l’impero persiano, la Grecia che ottenne l’indipendenza trent’anni prima dell’Italia, la Grecia dilaniata tra il 42 e il 49 dalla guerra civile fra destre, appoggiate dagli Inglesi, e partigiani comunsiti, la Grecia del referendum che nel 74 depose il Re e cancellò i colonnelli e le ingerenze, questa Grecia non poteva dire Sì agli strozzini del Fondo o al ritorno dal Reich. Tsipras lo sapeva. A differenza di sondaggisti, politici e giornalisti europei. Fubini lo definisce ancora oggi “mentitore demagogo” e invoca i fulmini di Zeus. Fubini è un buon giornalista, ma dovrebbe leggere di storia almeno quanto legge di economia. Alla fine decide la politica, non le “leggi” del mercato.

 

Putin è dietro l’angolo. Pronto a usare la rottura con la Grecia per rafforzarsi a est e penetrare a sud, nel Mediterraneo. Prodi però prevede che “Cina e Usa eviteranno il crollo dell’euro”, imporranno una mediazione. Però così gli Spagnoli, che votano a novembre, e gli Italiani, che hanno un premier senza mandato, sapranno che i vincoli del debito non sono dogmi, capiranno, con Stiglitz, Krugman e Piketty, che non ci sarà ripresa senza un robusto piano di investimenti pubblici (finanziati a debito), vedranno che la moneta unica “è un pane cotto a metà” – sempre Prodi -, da buttar via se non si cambiano i trattati e non nasce un Europa politica, necessariamente più ristretta ma solidale.

Allah il misericordioso

Il mondo sembra impazzito. La corte suprema dice sì ai matrimoni fra persone dello stesso sesso in tutti gli Stati Uniti. Quelle e quelli che un tempo, in nome della religione, sarebbero stati bruciati, internati, perseguitati ora possono sposarsi, convivere, costruire una famiglia. Il “sanguinoso venerdì nero del terrore”, Financial Times, a Sousse, Lione, Kuwait ci riporta nel pozzo del medioevo. Dove si stuprano, le donne trastullo della superiorità guerriera, dove la vita non conta e l’unico diritto è la sottomissione. In nome di Dio.

Terrore in tre continenti, titola il Corriere. Quello che chiamiamo Medio Oriente è appunto il crocevia di tre continenti e il Califfo è insediato proprio li nel cuore del Medio Oriente, tra Siria e Iraq, nell’antica terra tra i fiumi. Senza infingimenti ammettiamo che l’imperialismo americano, in mezzo secolo, dall’assassinio di Mossadeq, 1953, all’invasione dell’Iraq, 2003, ha trasformato l’antica culla della civiltà, la terra delle tre religioni monoteiste, in una fabbrica di incubi. Da lì tracima un modello alternativo impastato di guerra e morte, che rovescia i valori dell’uomo in nome della legge di Dio. L’America sembra essersi ritirata. Il capitalismo finanziario resta motore immobile dell’equilibrio mondiale -quandi strozza la Grecia o impone sanzioni alla Russia- ma la superpotenza è stanca di guerra e lascia l’Europa in prima linea. Ne scrive oggi Molinari.

Ramadan di sangue. É possibile che l’Isis colpisca con tanta barbarie perchè si sente debole, come scrive Gilles Kepel su Repubblica. Perchè in Siria sono fermi a Palmira, perchè i Cuirdi controllano la frontiera della Turchia, mammella del loro contrabbando, perchè i raid aerei ne uccidono i capi. Ma hanno mostrato di poter colpire grazie a un nuovo totalitarismo che non ha bisogno di strutture gerarchiche e priamidali. C’è il modello: la sharia che si applica a Racca e Musul, c’è la rete per propagandare l’ideologia -non servono più sfilare al passo dell’oca- ci sono soldati che uccidono per conquistarsi un viaggio nel califfato o la morte per purificare il mondo e riportarlo al medioevo.

Povera Europa, che puoi fare? cercare la pace con la Russia, costruendo zone alla frontiera con doppia cicolazione monetaria e grandi autonome. Trattare con l’Iran, puntando sulla voglia di pace della loro opinione pubblica. Dire agli “alleati”, Monarchie del Golfo, Israele, Turchia, che nessun aiuto al Califfo verrà tollerato e che i nemici dell’Isis, Curdi o Sciiti, siano i nostri amici. Offrire alle tribù libiche aiuto e protezione, se combatteranno i tagliagole. Sostenre a tutti i costi la Tunisia, frontiera di libertà e democrazia. Sul piano culturale, attenzione a non voler imporre la nostra lingua e il nostro logos, che appare usurato, non credibile, per le tante volte in cui è apparso un cavallo di Troia del privilegio e dell’abuso. É con il Corano che si combatte la crudeltà nel Corano. Allah il misericordioso contro le stragi nel suo nome

La corda al collo. Noi però abbiamo fatto una “proposta generosa alla Grecia”: 5 mesi di sostegno finanziario in cambio di altri tagli al tenore di vota di pensionati e di lavoratori. “Grecia umiliata, referendum sulle misure UE”, titola il Corriere. Non so come finirà. Non invidio Tsipras e Varoufakis: rischiano di passare alla storia o come generali che si sono arresi o come coloro che dovranno chiedere ai greci di attraversare il deserto del fallimento, della rottura con l’Europa, della richiesta di soccorso a Russia e Cina. Purtroppo invece Renzi, Hollande, Schultz, come Merkel, Raioy, Junker stanno proponendo ad Atene nient’altro che una corda al collo. Strozzini, non creditori.