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Mala Capitale

Caffè avventuroso, oggi 21 luglio, e di nuovo scritto. Ma non volevo rinunciare a commentare la notizia del giorno.

Mettiamola così, d’ora in poi la potremo chiamare “Mala Capitale”, versione “il manifesto”, o “Mazzette capitale”, usando un titolo del Corriere, ma non più “mafia”. Almeno per qualche tempo.
Beninteso, i giudici di primo grado si sono mostrati severi. 20 anni a Carminati, il fascista che s’era messo in affari, 19 a quel tale Buzzi, che si era creato una cooperativa di ex detenuti e si faceva fotografare a cena con l’allora presidente delle coop e attuale ministro, Poletti. 10 a Panzironi, ex capo della azienda romana dei rifiuti. 8, in totale, a Odevaine che fu collaboratore di Veltroni e Zingaretti e, in ultimo, si occupava di migranti per il ministero. Continua la lettura di Mala Capitale

L’onore di Ignazio

Magistratopoli. Il Giornale ripesca un vecchio cavallo di battaglia del berlusconismo davanti a due clamorosi rovesci della magistratura inquirente, l’assoluzione dell’ex presidente leghista del Piemonte Cota per le famose “mutande verdi”, il proscioglimento, perché “il fatto non sussiste”, di Ignazio Marino indagato per scontrini falsi e uso improprio della carta di credito del Comune Roma. Per la verità finché la magistratura si corregge, non manda in carcere persone innocenti e non butta la chiave, non si dovrebbe parlare di giustizia malata. Il sistema giudiziario, beninteso, sbuffa, arranca, ha il singhiozzo. Ma il problema principale lo troverete fuori dalle aule di giustizia, nelle sedi dei giornali, in quelle di governo, fra gli amministratori pubblici e gli imprenditori che vivono di pubbliche commesse, nelle sedi dei partiti e dei movimenti. Il problema è la crisi della classe dirigente in Italia. Continua la lettura di L’onore di Ignazio

Il professorone e il rottamatore

Nuovi assessori, 5 stelle divisi. “Raggi fa le nomine ma è lite”. Corriere e Repubblica bocciano le scelte compiute infine dalla sindaca, rimasta sola sul tetto che scotta del Campidoglio. Assessore al bilancio: Andrea Mazzillo. Commercialista non troppo noto, candidato sfortunato alle elezioni per la squadra romana di Walter Veltroni, iscrittosi poi al “raggio magico”, tra i pasdaran della sindaca pentastellata. Sembra proprio un ripiego. Alle Partecipate: Massimo Colomban. Titolare di una ditta di costruzioni, già indipendentista veneto, agli inizi stregato dall’innovatore Renzi, favorevole all’alta velocità, ma anche amico e sostenitore di Gianroberto Casaleggio. Uno nessuno e centomila. Nomine che rappresentano bene l’identikit del nuovo che avanza: che non è poi così nuovo né si comprende bene in che direzione avanzi. E poi c’è il silenzio sull’assessora che resta, Paola Muraro. Nominata all’ambiente nonostante sia indagata per il suo coinvolgimento nella passata gestione dell’azienda rifiuti, nonostante sia stata legata all’ex direttore generale di quell’azienda, tale Fiscon, a sua volta coinvolto nell’inchiesta della Procura di Roma su “mafia capitale”. Continua la lettura di Il professorone e il rottamatore

Chi tocca Roma muore?

Roma, nuovo caso giudiziario, titola il Corriere e secondo Fiorenza Saracini: “Si aggrava la posizione di Paola Muraro, assessora all’Ambiente di Roma indagata per abuso d’ufficio assieme al direttore generale di Ama, Giovanni Fiscon, già imputato nel processo «Mafia Capitale», nell’inchiesta sulle consulenze alla municipalizzata”. Al vaglio degli inquirenti 30 telefonate tra la Muraro, Fiscom e l’ex amministratore dell’azienda rifiuti, Panzironi. Un ruolo, quella della Muraro, che non sembra essere stato di consulente – come ha sempre sostenuto – ma di “vera e propria manager che aveva la delega alla gestione degli impianti Tmb (trattamento freddo degli impianti indifferenziati) e dei tritovagliatori”. Il sospetto, dice Sarzanini, è che l’assessora della Raggi “abbia favorito la contraffazione dei risultati sia per quanto riguarda la quantità, sia per la qualità del materiale trattato e favorito le aziende del ras dei rifiuti Manlio Cerroni accettando che gli impianti di Ama lavorassero a regime più basso di quanto era invece possibile e consentendo così alle ditte private di poter smaltire il resto della spazzatura”. Intanto si confermano le dimissioni del ragioniere generale del Campidoglio Ferrante e del suo vice. Ferrante avrebbe mandato il seguente sms ad Alfonso Sabella: “Ho provato a ragionarci (con i grillini), ma con questi è impossibile”. Continua la lettura di Chi tocca Roma muore?

La verità si fa strada

“A casa solo se sfiduciato”. Titolo di Repubblica che riprende una frase detta da Renzi a Bologna durante il confronto-scontro con il presidente dell’Anpi, Smuraglia, moderato da Gad Lerner. Dunque la minaccia di dimettersi, addirittura di lasciare la politica, se la legge costituzionale fosse stata bocciata dagli elettori, era un bluff. Il tentativo di spostare l’attenzione degli italiani dal bilancio (magro) dell’attività di governo (e dalle sconfitte Pd a Napoli, Roma, Torino), sui temi della riforma costituzionale. Suggerendo un transfert: se il governo stenta la colpa non è di chi governa, ma dalle regole che ha ereditato e che vanno cambiate in fretta. Renzi e Boschi fecero di tutto – una vera corsa contro il tempo – perché il voto popolare referendario (Vi ricordate? A ottobre!) coincidesse con quello parlamentare sulla legge di stabilità. In modo da poter dire (e Renzi lo disse) “se vince il No, il governo va a casa e l’indomani si sciolgono le camere”. Si sciolgono in autunno? Con la finanziaria da approvare? Con il rischio dell’esercizio provvisorio, del rimbalzo dello spread e di una catastrofe finanziaria? Sì, era proprio questo il senso del ricatto, del bluff che oggi si sgonfia. Tant’è che il governo si prende ora tutto il tempo possibile prima di fissare la data del referendum. Voteremo a fine novembre o inizio dicembre, quando la finanziaria sarà già stata approvata da un ramo, almeno, del parlamento. Per cui la vittoria del Sì o del No non dovrebbe smuovere più di tanto i mercati e lo spread. D’altra parte lui, il premier, ora assicura di voler andare comunque avanti. Alla Camera, grazie al premio di maggioranza ottenuto da Bersani con il Porcellum. Al Senato, grazie ai voti di Alfano, di Formigoni, di Verdini, di qualche ex leghista ed ex 5 Stelle. Provvidenziali cavalieri di ventura. Continua la lettura di La verità si fa strada

La vendetta di Monti

Bombe americane sulla Libia. Gli italiani, avvertiti per tempo, avrebbero condiviso, si preparerebbero a dare mano forte. Ecco il primo titolo dei giornali in edicola. Bombardamento necessario? Visto dalla Casa Bianca, sì. Gli eserciti che si confrontano a Sirte, sanno uccidere, riescono bene a distruggere, ma non sanno vincere. Così “l’esercito” raccogliticcio – varie bande tribali in divisa – del premier Serraj, quello che fu scortato dalla coalizione internazionale a Tripoli e lì resta protetto a vista, non riesce a cacciare dalla città che fu di Gheddafi le “milizie” del califfo, anch’esse disorganizzate e ed eterogenee, ma tenute insieme dal troppo sangue versato, che li costringe a combattere o a morire. D’altra parte, utilizzando questa “ultima” guerra “per por fine alle guerre”, come scrive Zucconi, Obama rende un favore alla candidata Clinton, lavando con le bombe il terribile rovescio che lei subì, da segretario di stato, in Libia nel settembre 2012 (assalto del Consolato di Bengasi e uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens). Inoltre l’azione americana in Libia prova a “coprire” quel che sta succedendo ad Aleppo. Ieri è stato abbattuto un elicottero russo (morti i 5 dell’equipaggio) che portava provviste e medicine ai “governativi” che ora sono assediati dai “ribelli”. Cioè da un’alleanza tra i “moderati” del Free Syrian Army (Fsa) appoggiato dall’occidente, i salafiti e i sunniti del Jaysh al-Fatah al-Halab e i tagliagola di Al-Nusra. Tutti aiutati dall’Isis, che ora dirotta le sue minacce contro la Russia e Putin. Che ve ne pare? È guerra! Che prosegue la politica con altri mezzi – un occhio alle elezioni -, che bombarda ma viene a patto col caro nemico – specie se ricco di petrolio e depositi bancari -, nel caso in specie con l’Arabia Saudita. Continua la lettura di La vendetta di Monti

Al voto, al voto

Come siamo, come saremo. El Pais pubblica l’ultimo sondaggio in vista delle elezioni politiche che si terranno in Spagna domenica prossima, 26 giugno. Il partito del premier Rajoy, in testa con il 29%. Inseguito da Unidos Podemos, con il 26%. Terzi i socialisti del Psoe, 20,5%. Quarto, Ciudadanos, 14,5. In verità penso che quello che accade in Spagna sia una delle possibilità del nostro futuro. Là si sono rotti i blocchi tradizionali della destra e della sinistra. Rajoy, il premier, ha portato la Spagna fuori dalla crisi; il PIL cresce, infatti, con un ritmo del 3%, ma la disoccupazione è altissima, il lavoro più precario e meno pagato, la corruzione, conseguenza inevitabile della disuguaglianza. Ciudadanos, l’altro partito della destra, è iper liberista, ma denuncia l’arroganza e la corruzione che rendono il privilegio intollerabile anche per parte della borghesia spagnola. Izquierda Unida e Podemos propongono, invece, una sinistra che si rifondi dal basso, a partire dalle liste civiche che hanno conquistato Madrid e Barcellona. Propongono politiche europeiste e keynesiane, combattono disuguaglianza e corruzione. Il Psoe è la solita sinistra della Terza Via, che vorrebbe redistribuire ma restando dentro le compatibilità del sistema neo liberista, che spera di mantenere unita la Spagna e teme le spinte autonomiste e dal basso. Nessuno di questi 4 partiti può vincere da solo, nonostante la legge spagnola sia maggioritaria. Continua la lettura di Al voto, al voto