Dieci volte No

No, No, No e ancora No a questa barbarie. Ecco i titoli dei giornali: “Assedio a Renzi”, la Stampa, che aggiunge: “Renzi contro tutti. Dunque la riforma è già bocciata visto che è la riforma di uno solo? Di che parliamo! “Renzi – Grillo il rush finale”, Repubblica. Allora votiamo per il governo, Pd o 5 Stelle, domani scegliamo il premier? Il Corriere torna a Palazzo Grazioli, da Berlusconi, il quale evoca “brogli della sinistra”. “Sfida finale sugli italiani all’estero”. È impazzito? In realtà ad evocare questa schifezza è stato proprio il premier: “quel 3% di voti (per corrispondenza, non necessariamente segreti) può cambiare tutto!” Alcuni suoi zelanti corifei hanno divulgato un un sondaggio (violando la legge?) che attribuirebbe 500mila Sì in più dentro quei mille sacchi. Insomma la Renzi&Company potrebbe ancora vincere, grazie alla madonna pellegrina Maria Elena e a qualche console che con la scheda ha mandato agli elettori dell’estero la letterina del premier (pare però con buste e bolli pagati dal partito di cui è segretario) che intimava di votar Sì. Per il bene d’Italia, si capisce. “Mille sacchi di voti dall’estero, l’hangar dove può cambiare tutto!” fa eco la Stampa. Delrio, invece, fa pesare sugli elettori la minaccia del grande abbandono: “Se vince il No, Renzi andrà al Colle”. Si dimetterà. “Se invece vinco”, fa eco Lui, “non ci saranno elezioni anticipate”. Perché che fa, se perdi sciogli tu le Camere? A Torino Grillo corteggia la sconfitta: “Fallire è poesia più forti se perderemo”. Ti credo, se vince il No è probabile che Matteo Renzi non riesca a cambiare la legge elettorale su cui aveva posto tre volte la fiducia (Silvio non gli farà questo dono) e al ballottaggio saranno i 5 Stelle a espugnare il Palazzo.

Si supera il bicameralismo? No. Resta per le leggi elettorali, costituzionali ed europee. I consiglieri e sindaci senatori potranno “richiamare” persino le leggi economiche e di bilancio, facendo perdere tempo. Con la riforma, il bicameralismo da paritario diventa confuso.

Nasce il Senato delle Autonomie? No. I senatori saranno scelti e voteranno secondo logiche di partito, non rappresenteranno gli interessi delle loro Regioni. Le quali perdono, con la riforma, poteri politici e restano centri di spesa, enti amministrativi.

Cambia solo la seconda parte della Costituzione? No. La riforma maltratta organi di garanzia. Ben 2 giudici della Consulta saranno eletti da 100 consiglieri con immunità. Per il Capo dello Stato, basterà un quorum dei presenti, non più degli aventi diritto al voto.

La legge elettorale non c’entra con la riforma? No. Se si passa da due a una sola Camera eletta dal popolo, quella camera dovrebbe rappresentare tutte le culture, ogni sorta di elettore. I tedeschi, che hanno un Senato delle Regioni, eleggono il Bundestag con la proporzionale. Renzi pretende di fare eleggere, con il 30% dei voti, il 54% dei deputati.

Si cambia la Costituzione rispettando la Costituzione? No. L’Articolo 138 serve per rivedere, in modo puntuale, la Carta, non per mutarne in un colpo 47 articoli. Il referendum dovrebbe prevedere un quesito semplice, che dia senso al Sì o al No. Domenica voteremo alla cieca su Senato, Regioni, referendum, leggi d’iniziativa popolare, organi di garanzia.

È da 70 anni, come dice Renzi, che si parla di riforma? No. 70 anni fa, nel 1946 si era appena votato per la Repubblica e la Carta non era stata scritta. Di riforma “bonapartista” cominciò a parlarne la destra, perché non riusciva a sbarazzarsi del 68 e dell’autunno caldo.

Il bicameralismo ha trasformato l’Italia in una tartaruga nel far le leggi? No. Siamo velocissimi, solo che fabbrichiamo leggi imposte dal governo, frettolose e scritte male. Ne servirebbero poche e ordinative, il governo dovrebbe applicarle, il parlamento controllare.

È vero che se vince il No arriveranno fulmini da Europa e Mercati? No. Dopo Trump e la Brexit l’Europa non può permettersi di perdere l’Italia: gli stessi “favori” che han fatto al Renzi I, li farebbero al Renzi-bis o a un governo Del Rio, se Matteo si ritirasse sotto la tenda del Pd. I mercati giocherebbero un paio di giorni col nostro debito. Poi basta.

Tutte le democrazie hanno leggi maggioritarie come l’Italicum? No. Quella tedesca è proporzionale (come ora la vorrebbe per l’Italia Silvio) quella spagnola somiglia alla proposta dei 5 Stelle. Sistemi maggioritari ormai obsoleti hanno favorito la vittoria di Trump, la Brexit e ridurranno il confronto in Francia tra una destra ultra liberista e una fascista.

Il fronte del No è un’accozzaglia indecente? No. Perché le costituzioni si votano insieme, destre sinistre e 5 Stelle. È trasformista chi governa senza mandato popolare, con Alfano e Verdini, uomini del Pdl, con cui avevamo promesso agli elettori di non governare.

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