BRIGHTON, ENGLAND - SEPTEMBER 30:  Sadiq Khan speaks to delegates during the final day of the Labour Party Autumn Conference on September 30, 2015 in Brighton, England. On the final day of the four day annual Labour Party Conference delegates will debate an emergency motion on Syria and discuss matters relating to healthcare and education.  (Photo by Ben Pruchnie/Getty Images)

Un musulmano a Londra

I simboli contano. La città più grande d’Europa ha eletto un sindaco musulmano Sadiq Khan che ha 45 anni ed è favorevole ai matrimoni omosessuali È un europeista e le sue prime dichiarazioni sono state contro la Brexit, fa parte della sinistra del Labour, sia pure una sinistra soft, non quella che fa scandalo dell’attuale segretario Jeremy Corbyn. Dopo 8 anni i Tories perdono Londra. É vero, il partito di Corbyn subisce un severo rovescio nella Scozia progressista, dove ora è solo la terza forza, dopo e distante dagli indipendentisti, che mancano di poco la maggioranza assoluta, e dopo i conservatori, che lì ottengono un buon risultato. I laburisti tengono o perdono meno degli altri nelle amministrative inglesi. Hanno problemi? Sì, ma ne hanno anche i loro competitors. Questa però è politica, il simbolo dice altro. È dunque possibile coniugare la religione islamica, non solo col rispetto delle donne ma anche con il riconoscimento dei diritti a tutti, quale che siano le scelte sessuali, fino al matrimonio gay? È possibile tenere insieme la preghiera in una moschea e la lettura del Trattato sulla Tolleranza? Sì, è possibile. Gli wahabbiti, del Daesh e dell’Arabia Aaudita inorridiscono, ma è possibile. Anzi così sarà in futuro, perché questo è il senso della storia.

Essere migranti non sia delitto. Papa Bergoglio lo ha detto ieri ai potenti d’Europa che gli consegnavano il premio Carlo Magno, insegna riservata agli europeisti. Una lezione e un appello, anche un rimprovero. Ora i titoli sottolineano le frasi da cattolico: “l’Europa sia madre” (Corriere), insomma la solita solfa, la solita chiesa che predica la misericordia ma poi niente cambia. Non è vero. Interpretazione superficiale che alla fine distorce. “Il Papa – scrive Alberto Melloni per Rebubblica – ha ieri invertito il principio-guida dell’europeismo wojtyliano: non ha mai citato le “radici cristiane” (o giudeo-cristiane come diceva il ritornello inconsapevole che in quell’assorbimento c’è il seme dell’antisemitismo) ricordate come matrice di cose meravigliose e dimenticandone le atrocità. Ha invece citato le “radici” plurali di un’Europa dei diritti umani, che il vangelo (il vangelo!) può “annaffiare”, portando i frutti di pace e di giustizia che i cristiani producono solo nella loro fedeltà al vangelo stesso”. Sono d’accordo con Melloni, Francesco apre all’illuminismo che è la vera fonte battesimale della Europa moderna, tollerante, Europa dei diritti e delle conquiste sociali. Certo non si fa in un giorno: la chiesa è ancora schiacciata da millenni di patriarcato, da una tradizione sessuofobica – che Francesco considera in contrasto coi vangeli – , dal suo rapporto col potere imperiale dai tempi di Costantino. Ma Francesco è molto più avanti di chi l’ha premiato

Traditore della patria. Un uomo gli spara fuori dal tribunale, un giudice subito dopo lo condanna per “violazione del segreto di stato” a 5 anni e 10 mesi di carcere. È successo al direttore del quotidiano Cumhuriyet, Can Dundar, che aveva pubblicato un video sui servizi segreti che consegnavano armi al terroristi del Daesh. Succede nella Turchia di Erdogan che ha cacciato il suo primo ministro, reo di non essere abbastanza “presidenzialista” e sufficientemente spietato con il nemico interno, i curdi. Erdogan avrebbe voluto per Can Dundar una condanna all’ergastolo per “alto tradimento”. Questo il tribunale, sotto i riflettori dell’opinione pubblica internazionale, non glielo ha concesso. 5 anni e 10 mesi, per ricordare all’ormai ex direttore di Cumhuriyet che i giornali, in Turchia, devono essere l’eco del Nuovo Sultano, e che lui Can Dindar è un uomo morto che cammina. Bene ha fatto Renzi a dire ieri “di Erdogan non mi fido, non rispetta i patti”. È il meno che si possa dire, meglio di niente.

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