Il giudice e la politica

Caffè ristretto, stamani perché sono in partenza per Venezia, iniziativa sul referendum con Casson, e poi per Parigi, per provare a capire qualcosa del movimento Nuits Debout. Ristretto, anche per la povertà di temi offerti dai giornali in edicola. Renzi Merkel? D’accordo nel criticare l’Austria per il muro di filo spinato che vuol costruire al Brennero, in disaccordo, educato, sulla questione degli Eurobond per finanziare il contrasto all’immigrazione clandestina e la selezione dei profughi prima che sbarchino nei paesi dell’Europa del sud.

Erdogan si sbarazza del suo premier e la Turchia vira verso un sistema quasi dittatoriale. Le ragioni del dissenso con Davutoglu sono presto dette: Erdogan vuole una svolta presidenziale e una repressione ancora più dura contro la minoranza curda. Ha già imposto il bavaglio a giornali e giornalisti. Fino a che punto potrà andare? L’esercito è con lui? Certo, come nota El Pais, a pagare per questa svolta, oltre ai Curdi, saranno i profughi che arrivano dalla Siria. Già sono – e ancor più diventeranno – palla di cannone del tentativo di compiere la svolta autoritaria. L’Europa – vale la pena ricordarlo – dà 6 miliardi alla Turchia di Erdogan, che considera “paese terzo sicuro dove si possono gestire profughi e migranti irregolari”.

Morosini, Renzi e il Foglio. Membro del CSM eletto dai giudici, Morosini ha risposto – immagino al telefono – alle domande della giornalista Annalisa Chirico del Foglio sul referendum costituzionale. Primo interrogativo: un giudice del CSM può farlo? Ha lo stesso diritto di dire No al Referendum che Renzi ha di dire Sì? Come cittadino, può farlo. In questa storia è molto più grave l’impegno in prima persona del Presidente del Consiglio, dato che, a rigore e come diceva Calamandrei, il governo dovrebbe restar fuori dalla stanza in cui si discutono modifiche costituzionali. Ma il titolo del Foglio, “Perché Renzi va fermato” evoca in effetti un conflitto tra poteri dello Stato. Morosini dice di non aver detto quella frase.

Ho imparato a mie spese come funzionano ormai i giornali: ti chiama al telefono il cronista, tu gentile gli rispondi, comincia con il chiederti una cosa qualunque, poi, come se si steste prendendo un caffè insieme, ti fa qualche altra domandina, come per capire meglio, commenta quel che hai detto, ti tira fuori la frase che gli serve e che diventa titolo. Se tu dici: il “governo non può imporre una riforma della costituzione”. Poi “dall’esame del testo Renzi Boschi emergono contraddizioni molto gravi”..lei ti chiede “dunque questa riforma va fermata?” e tu rispondi “Spero che vincano i No”, ecco che la sintesi diventa “Renzi va fermato”. Questo è il gioco. Non rispondere nemmeno, come fa, per esempio, Walter Tocci? Meglio tornare al buon giornalismo, all’intervista vera e leale, non a questo guazzabuglio in cui il retroscenista, l’intervistatore e il gossipparo si fondano nella stessa persona. Per Raines24 intervistavo in diretta, al TG3 avevo proibito di montare o manipolare, chiedevo semmai al cronista di scegliere una parte dell’intervista, se troppo lunga. Quando sento qualcuno per Left – Di Pietro, in questo numero – gli mando il testo scritto perché lo approvi.

Tre anni a Soru per evasione. Un’altra tegola sul Pd, un’altra ragione per chiedersi quante conseguenze queste inchieste giudiziarie potranno avere sul risultato elettorale del Partito di Renzi-Partito della Nazione. Non entro nel merito: se Soru ha evaso, ha fatto molto male e la responsabilità è sua, non di Renzi. Quella di Renzi è di snobbare l’invito del Presidente della Repubblica perché il governo faccia della lotta a corruzione ed evasione la priorità delle priorità. E di contrastare, insieme ad Alfano e Verdini, una buona riforma della prescrizione. Facendone decorrere i termini dalla notizia del reato e non dal giorno in cui il reato sarebbe stato commesso, e fermando il countdown dopo una condanna in primo grado.

L’ineffabile Cassese dice Sì, ma non entra nel merito. Davvero straordinario questo giurista che rischiava di diventare presidente della Repubblica. Per il Corriere spiega “perché abbandonare il bicameralismo perfetto o paritario e perché ridisegnare poteri e ruolo delle Regioni”, ma non dice se questo obiettivo è stato perseguito bene, se il testo costituzionale che ne risulta è coerente, se c’erano modi diversi di ottenere gli stessi obiettivi. Il progetto dei gufi, Casson, Tocci & C, superava il bicameralismo paritario. L’abolizione del Senato – che ho chiesto a un certo punto, è stata ritenuta dalla maggioranza “inammissibile”. L’intervista dell’eminente giurista mostra cosa sarà la campagna per il Sì. Si doveva fare, non importa quale testo costituzionale ne sia uscito, non occupiamoci per ora delle conseguenze, meglio cambiare che non cambiare. Pazzesco, in che mani siamo finiti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *