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Terroristi e demagoghi

Il killer in fuga ucciso a Milano. A tutta pagina, sul Corriere. La sera della strage al mercatino di Natale Anis Amri, bullo violento di 24 anni, per 4 detenuto nelle carceri italiane e poi “reclutato” dell’Isis, aveva camminato 40 minuti nel centro di Berlino fino al centro islamico del quartiere Moabit, di fronte a un posto di polizia. Lì aveva dormito (pare) presentandosi come marocchino e musulmano ma nemico dell’Isis. Il giorno dopo, sempre a Belrino, si era fatto il selfie per rivendicare l’attentato e “postarlo” in rete. Poi ha lasciato la capitale tedesca, è passato in Svizzera e da lì in Francia. A Chambery ha comprato un biglietto del TGV per Milano. Ma forse è sceso a Torino perché nella capitale della Padania è arrivato con un treno regionale. Fino a una piazza da cui partono pullman diretti a sud, poi lo hanno fermato due agenti, Cristian Movio e Luca Scatà (sulla diffusione dei loro nomi da parte del Viminale infuria la polemica). Anis si ferma, dice di essere calabrese, vuota lo zaino, fingendo di cercare i documenti che non ha, poi estrae la pistola, grida in italiano “polizia bastardi”, spara e ferisce Movio. Sparano anche Cristian e Scatà e lo uccidono. Angela Merlel dice: “Grazie Italia”. Il Giornale titola: “Una bestia in meno”. Grillo interviene: “L’Italia è un colabrodo. Bisogna agire”. Agire come, Beppe? “Chi ha diritto di asilo resti in Italia, tutti gli irregolari siano rimpatriati subito”. È quel che dice da tempo Alfano, ma non riesce a farlo. Continua la lettura di Terroristi e demagoghi

Le spine della Raggi

Fuggito dall’Italia il killer di Berlino, titolo della Stampa. “In cella 4 anni” – aggiunge Repubblica – “ma mai espulso”. Sbarcato nel 2011, incarcerato prima a Catania poi a Palermo per aver dato alle fiamme il centro profughi di Lampedusa, il presunto attentatore si sarebbe poi messo in contatto con il predicatore salafita Ahmad Abdelaziz, alias Abu Walaa, arrestato a novembre in quanto reclutatore dell’Isis in Germania. “Berlino è sulla pista d’Anis Amri”, scrive Liberation. Polizia e magistratura tedesche lo tenevano d’occhio ma senza riuscire a estradarlo. Lui si è impadronito di un bisonte della strada, che dalla Padania viaggiava per Stintino, ha accoltellato, legato e poi ucciso Lukasz Urban, l’autista polacco che cercava di evitare la strage, travolto decine di innocenti, ucciso 12 persone e si è dato alla fuga, armato. Il nuovo ministro degli interni, Minniti, vuol mobilitare sindaci e vigili urbani perché segnalino per tempo queste mine vaganti pronte a deflagrare. Potrebbe persino funzionare. Continua la lettura di Le spine della Raggi

Morire per Aleppo

Sangue, strage, terrore..e Natale. Parole tremende da accoppiare alla festa per eccellenza, alla pausa d’inverno che l’uomo si concede da sempre, al giorno in cui i cristiani celebrano la nascita dell’uomo divino. A Berlino ieri la festa dell’amore si è mutata in sabba dell’odio. In pieno centro, un camion irrompe su donne, padri, bambini che compravano miniature dei re magi da mettere nel presepe o addobbi per addobbare l’albero. Almeno 12 i morti, decine di feriti. Sul tir, che veniva dall’Italia, un autista polacco senza vita e il terrorista, che sarebbe stato arrestato. Forse un profugo. Certo un salafita o wahabita, uno che ha risposto all’appello del Daesh: “Raddoppiate i vostri sforzi, colpite i crociati: americani, europei, traditori turchi, comunisti russi, tiranni arabi”. È chiaro come ognuno di noi sia un obiettivo, che tutti possiamo finire nel mirino della anti mondializzazione medievale e islamista. Nelle nostre città possiamo provare a difenderci con l’intelligence, con lo scambio di informazioni fra le polizie, monitorando sul web gli aspiranti assassini e neutralizzandoli prima che colpiscano. Talvolta ha funzionato, ma non esiste un riparo assoluto. In Siria e in Iraq avremmo dovuto schiacciare la testa del serpente. Perché questa follia stragista è anzitutto politica, cerca di conquistare le terre dell’islam, di appropriarsi dei luoghi simbolo di quella religione per ricattare un miliardo di musulmani nel mondo. Invece i tagliagole di Al Baghdadi si sono ripresi Palmira, mentre russi e siriani si prendevano Aleppo. Gli Stati Uniti non hanno voluto mettere in riga i sauditi, finanziatori e ideologi del terrorismo. Temendo di fare il gioco di russi e iraniani, si sono messi fuori gioco. Continua la lettura di Morire per Aleppo

Virginia Raggi perde la faccia

Grillo scarica la Raggi. scrive il Corriere. O, meglio, vorrebbe poterla scaricare. Per evitare lazzi, frizzi e condanne senza appello. Dopo 6 mesi di tira e molla all’ombra del Campidoglio fra diverse fazioni del movimento, dopo aver constatato che le scelta del sindaco, fatta dal movimento e confermata da un gran numero di elettori, era stata, probabilmente, una scelta incauta. “Dalle stelle alle stalle”, il manifesto. “I grillini processano Raggi”, La Stampa. Il Giornale non trova di meglio che riesumare una vecchia, e assai più riuscita e visionaria, copertina de L’Espresso: “Capitale corrotta, grillini infetti”. Il Fatto prevede: “Una retata li seppellirà”, con Vauro che declina al singolare di Raggi, cioè raggio, del carcere! “Si è diversi quando si agisce diversamente – scrive Roberto Saviano per Repubblica – “Scegliendo Marra, Virginia Raggi non ha agito diversamente dai suoi predecessori.” Continua la lettura di Virginia Raggi perde la faccia

La caduta degli dei

Bufera sui sindaci, Stampa. “Sala, indagato per falso”, Corriere. “Mi sospendo da sindaco. Con l’onestà – dice Sala- non si scherza”, Repubblica. “Blitz a Roma per le nomine della Raggi”, ancora Repubblica. “Polizia in Campidoglio, bufera sulle nomine”, Corriere. Che succede? Che si sgretola la seconda Repubblica, quella che fu fondata sul ruolo taumaturgico dell’elezione diretta dei primi cittadini e su un presunto generale riscatto della politica dopo Mani Pulite. Milano e Roma, due storie parallele. Sala deve la sua fortuna al “successo” di Expo, di cui era commissario per il governo. Lavori in grave ritardo, bisognava far presto. Lo chiedevano il Presidente del Consiglio e dietro di lui – questo allora appariva – l’Italia intera! Beppe ha fatto in fretta, ma pare che così qualcuno abbia lucrato in modo illecito nella assegnazione dell’appalto più importante, da 272 milioni di euro. Non risulta che il sindaco si sia messo in tasca un euro. Marcuse direbbe che è stato fregato dal “principio di prestazione”. Gli avversari diranno, invece, che la fretta nell’assegnare gli appalti gli ha reso in fama e che, grazie a questa, è stato eletto poi a Palazzo Marino. Virginia Raggi non risulta, a oggi, indagata. Ma per lo stesso “principio di prestazione”, cioè per non deludere le attese degli elettori e del Movimento 5 Stelle, appena eletta ha nominato due super amministratori di rito meneghino, Carla Raineri e Marcello Minenna, di cui quasi subito non è riuscita a fidarsi e che ad agosto ha sostituito con personaggi diversi, provenienti del sottobosco politico e amministrativo della capitale. Ha violato regole e procedure? L’accusa è della Ranieri, la risposta la darà il giudice. Continua la lettura di La caduta degli dei

Un veto elettorale

Il veto italiano a Bruxelles, Corriere della Sera. È vero? Per la prima volta nella storia l’Italia bloccherà il bilancio dell’Unione Europea, sostenendo, per dirla con Renzi, che “non costruiranno muri con i nostri soldi”, ovvero, come dice il sottosegretario Gozi, che “non investono abbastanza in crescita, sicurezza, immigrazione, lavoro, giovani”? Per ora l’Italia si è solo “riservata” di porre il veto, insomma, un penultimatum. Bene: ci sarebbe dunque tempo per parlarne in Parlamento, per spiegare come mai lo stesso governo si sia schierato sempre con la Germania e perché ancora il 22 agosto, a bordo della portaerei Garibaldi con Hollande e Merkel, Renzi avesse detto “l’Europa non è il problema ma la soluzione” e invece 3 mesi dopo abbia del tutto cambiato verso. Mutare parere si può, se è una cosa seria! Continua la lettura di Un veto elettorale

E Renzi restò solo

Il bluff dura solo poche ore. Il tempo di mandare la faccia di bronzo del Nardella in Tv a dire che “Renzi gli ha dato tutto e che la minoranza non può dire No”, con la Gruber che si agitava nervosissima (e tagliava in modo brusco la parola ai suoi invitati giornalisti) per il timore – fin troppo evidente – che il premier possa dare seguito alle minacce e non mandare più “i suoi” a Otto e Mezzo. Ma i giornali in edicola sono cosa diversa: intanto perché i giornalisti hanno tempo di riflettere almeno un’ora prima di scrivere, e poi perché chi va in edicola il giornale se lo rigira in mano, l’ha pagato e quel che è scritto svanisce sì, ma meno in fretta delle balle di Renzi. “Pd senza accordo”, Corriere. “La minoranza Pd: votiamo No”, Repubblica. D’accordo, renziani e minoranza continueranno a parlarsi, forse formeranno una commissione, con dentro anche un osservatore bersaniano, con l’incarico di sondare gli altri partiti su come cambiare, eventualmente, la legge elettorale, forse faranno le mosse di voler far discutere al Senato il disegno di legge Chiti-Fornaro, quello che cerca di dare un senso all’ossimoro della legge Boschi, che all’articolo 2 prevede l’elezione dei senatori da parte dei consigli regionali “con metodo proporzionale al proprio interno” e l’articolo 57, che li vorrebbe invece eletti “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”. Il gioco del cerino proseguirà, ma ormai il dado è tratto e la rottura mi sembra inevitabile. Continua la lettura di E Renzi restò solo

Povera America e poveri noi

An unusually dark, bitter face-off. Un confronto nero, amaro come mai era capitato di vedere: Washington Post commentava così, questa notte, a caldo la performance dei due principali candidati per la Casa Bianca. Trump ha detto che farebbe arrestare la Clinton per le mail del dipartimento di Stato che ha nascosto, Hillary ha detto che Donald vive “in una realtà parallela” e non può fare il Presidente. Prima del dibattito nella università di St. Louis, Trump si è presentato in conferenza stampa circondato da 4 donne: 3 si sono dichiarate vittime sessuali di Bill Clinton, la quarta ha accusato Hillary di aver difeso, quando faceva l’avvocato, l’uomo che la stuprò a 12 anni, riuscendo a farlo condannare soltanto per “carezze illegali” a una minore. Clinton ha chiesto a Trump: hai usato o no le imposte non pagate per 18 anni? Certo che sì, le ha risposto Trump, ho usato i favori fiscali che tu da 30 anni garantisci ai tuoi amici e finanziatori. Hillary ha difeso i compromessi della sua lunga carriera citando un film di Spielberg in cui Abraham Lincoln tratta sempre col Congresso. “C’è una grande differenza fra te e Lincoln – l’ha gelata Donald – lui non ha mai mentito”. Ancora meno tasse ai ricchi ma anche alt all’acciaio cinese per proteggere i minatori americani, dice Trump. I ricchi paghino le tasse, risponde Clinton, ho lavorato 30 anni – dice – per proteggere la classe media e sostenere le sue conquiste. Bloccare alle frontiere i migranti siriani e musulmani, in quanto potenziali terroristi, e far di tutto per cancellare il califfato, dice Trump. Per Clinton, invece, il nemico principale è Putin, che copre in Siria crimini contro l’umanità, spia, hakera, viola la privacy dei cittadini e delle istituzioni americane, e fa di tutto perché vinca Trump. Non prendo soldi dalla Russia, risponde Donald, che scarica il suo vice, Pence, reo di aver condannato, senza se e senza ma, i bombardamenti russi su Aleppo. Continua la lettura di Povera America e poveri noi

A proposito del popolo sovrano

“Sul referendum la sovranità è degli elettori”, titolo del Corriere, frase del Presidente della Repubblica. Non era poi così difficile ricordare all’ambasciatore Phillips che l’Italia è un paese sovrano e che solo i cittadini italiani decidono sulla costituzione. Ma Renzi ha taciuto. Perché Phillips è un suo amico, anzi un vicino di casa: “sono sempre quei 20 chilometri (tra Borgo Finocchietto e Rignano) ha notato Bersani. Ma soprattutto perché Renzi si sente (e così vuole essere percepito) alfiere di un confronto globale della politica e della ragione contro l’antipolitica e l’avventura. Renzi come Merkel, Hollande, Clinton e Cameron. Delirio di onnipotenza? In parte, in qualche momento torna alla memoria Berlusconi, quando vantava il ruolo decisivo che avrebbe avuto nei vertici internazionali. Ma c’è anche altro. La “politica” (sia di destra che di sinistra) da tempo ha scelto di chinare la testa davanti alla volontà delle multinazionali, dei mercati e dei signori del web, di chi preme “invio” sul tablet e muove migliaia di miliardi. Beninteso i governanti dell’occidente non sono “servi”, e poi in qualche modo noi cittadini li abbiamo votati. No, finché sono lassù, ritengono che il mondo globalizzato abbia bisogno di loro, si considerano politici del “possibile”, provano a ridurre il danno, cercano di tamponare le falle che continuamente si aprono su questa nave-mondo che proiettata verso il pensiero unico, la trasformazione del cittadino in consumatore, la fine della storia si trova a disseminare la terra di danni collaterali, fame, guerre, esodi. Funziona? Non più. Cameron, allontanato dal potere per aver perso il Brexit (e non gli è servito l’appoggio di Obama) è stato appena posto sotto accusa dal parlamento britannico per la guerra contro Gheddafi. Continua la lettura di A proposito del popolo sovrano

Le auticritiche di Grillo e Napolitano

Germania all’attacco del fronte sud, scrive la Stampa. “Tsipras è tornato ai suoi soliti giochetti”, ha detto infatti il bavarese Manfred Weber, commentando il vertice che il premier greco ha voluto ad Atene con i partiti socialisti dei sette paesi che si affacciano sul Mediterraneo, vertice cui hanno partecipato anche Hollande e Renzi. “Nuove richieste continue da parte di Atene – ha proseguito Weber – non portano da nessuna parte”. “Quando si incontrano i leader socialisti – ha rilanciato Wolfgang Schäuble – per lo più non ne viene fuori niente di intelligente”. Poi il ministro delle finanze tedesche se l’è presa con Draghi: è la sua politica espansiva, ha detto, ad aver provocato “un chiaro calo” del cambio dell’Euro. E da qui deriverebbe – da una una proterva politica tedesca che drena risorse dal sud al nord dell’Europa – lo scandaloso surplus commerciale della Germania. Ricordo che Draghi aveva invitato la Germania a investire di più, sostenendo che viola le regole europee sia chi spende il denaro che non ha sia chi non spende quello di cui dispone. Insomma le due destre interne al partito della Merkel, Schäuble e l’ala bavarese tirano la giacca alla cancelliera e sfidano la BCE. Renzi si dice soddisfatto, sottolinea “ora anche Hollande è con noi”, ma non spiega affatto se intende appoggiare le richieste di Atene – ristrutturazione del debito, più investimenti – già al prossimo vertice di Bratislava o se pensa di continuare a fare il furbo per lucrare un bonus dello zero virgola da inserire in finanziaria. Continua la lettura di Le auticritiche di Grillo e Napolitano