Il decisionista non vuol decidere

A ciascuno il suo titolo. 5 diversi per 5 giornali. Non capita spesso. Corriere: “A Colonia arresti e dimissioni”, gli arresti di alcuni aggressori – parecchi sono immigrati – delle donne la notte di San Silvestro, le dimissioni del capo della polizia che a caldo disse che tutto era andato bene, quella notte. “Bersaglio grosso”, titola il Manifesto a proposito di Angela Merkel, donna dell’anno per Time magazine ma ora, dopo Colonia, imputato dell’anno, per aver aperto le frontiere tedesche ai migranti siriani. “Dietrofront sui clandestini. Resterà reato”, Repubblica. Il governo si è preso paura. É noto come il reato di immigrazione clandestina non serva, anzi renda più difficile colpire ed espellere gli immigrati che delinquono, ma non conviene abolirlo in questo momento. “Ecco gli illeciti di Banca Etruria”, scrive la Stampa. Perquisizioni, indagini sul conflitto d’interessi, il CDA della Banca Etruria – di cui papà Boschi vice presidente – sotto esame per aver “affondato l’istituto”. Infine il Fatto torna sullo scoop di Carlo Tecce – oggi ripreso anche da Gramellini – sul dono di rolex d’oro a dirigenti e funzionari della delegazione italiana in Arabia Saudita e sulla rissa per accaparrarsi l’orologio. Titolo: “Rolex e regali. Il Papa li dà in beneficenza, Renzi se li tiene”.

La notizia di Colonia è enorme. Distorta – come si distorce ogni cosa quando sfiora il sesso -, pubblicata solo 5 giorni dopo, strumentalizzata, certo, ma enorme. Perchè racconta il nostro tempo, da una parte il diritto delle donne “a vivere come vogliono vivere, libere di decidere quello che vogliono fare delle loro giornate, delle loro notti dei loro destini” – riprendo qui, ovviamente in prima persona, un bell’articolo di Cinzia Sasso su Repubblica -, dall’altra chi considera il sesso un’estensione del potere del maschio. Da una parte l’individuazione dell’individuo (della donna, ma anche di chi dichiara la sua omosessualità), processo che comporta anche solitudine ma libera risorse produttive, cioè immaginazione, fantasia, umanità nell’uomo, dall’altra parte il sollievo di sentirsi nel branco, di poter sopraffare – con il sesso e non solo – senza pensieri (come si diceva) né sensi di colpa. É conflitto tra la nostra cultura e quella islamica? Ho visto in “Anime nere” ndranghetisti globali, ricchi di narcotraffico, cedere all’impulso e fermarsi in un ovile, rubare le pecorae, sgozzarle e mangiarle. Ed è noto che quando, nel medio evo, l’Europa si chiuse al mondo islamico la condizione della donna era di gran lunga meno invidiabile tra noi cattolici.

Ho visto in tv il Pd fare come i 5 stelle, a Quarto in Campania. E la sindaca a 5 Stelle, come una del Pd, lanciare un appello prima di scoppiare in lacrime: “Dobbiamo creare un fronte unito contro la malavita organizzata che vuole infiltrare le istituzioni”. Malavita organizzata? Chiamala camorra! Dovremmo ex-filtrare le istituzioni? Peccato che già 40 anni fa fosse il mantra delle classe dirigente più colluse con le mafie. Non c’è nulla che si infiltri dall’esterno e che si possa espellere come una mela marcia. Molti territori sono territori di mafia e il mito opportunista e comune che nei territori ci sia una cultura buona da contrapporre alla “politica” romana e a quella europea, rende sia il Pd, che la Lega Nord, e ora i 5Stelle, più vulnerabili, scalabili e contendibili dalle mafie. Il compito è ricostruire insieme società e stato. Serve proporre valori e idee, non fingere di trovarli nel territorio.

Il decisionista non vuol decidere. Matteo Renzi ha deciso di rimandare la scelta sul reato di clandestinità. Sa che è una boiata la legge Maroni, che rende addirittura più difficile arrestare ed espellere i migranti che delinquono, ma per ora, dopo il trauma di Colonia, preferisce non toccarla. Calati junco ca passa a china, proverbio di mafia usato da Sciascia. E proprio il governo Renzi, che ha imposto 8 leggi su 10 al Parlamento, che ha chiesto la fiducia su jobs act, scuola, Italicum e sblocca Italia, ora scarica sul Parlamento il diritto del partner di adottare il figlio del genitore omosessuale. Libertà di coscienza! Nessuna libertà e nessun rinvio, invece, sul nuovo Senato. Su questo il governo vuole imporre, a tempo di record, due voti, alla Camera e al Senato, entro il 20 gennaio. Primo, per evitare che la libertà di coscienza sugli omosessuali sfilacci la sua maggioranza. Secondo perché la legge sul Senato è un provvedimento pasticciato, confuso e contraddittorio – che pochi sanno cosa sia – ma il titolo è riforma e dunque fa brodo. La politica come puro marketing.

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