Giornali

Senza giornali

Perché stamani non troveremo i giornali in edicola. Per uno sciopero dei poligrafici cui hanno aderito in parte anche i giornalisti, almeno quelli di Repubblica. Contano sempre meno i lavoratori poligrafici, ed è conseguenza dell’evoluzione tecnologica che ha reso lontanissimi i tempi in cui buona parte della costruzione di un giornale si faceva in tipografia. Qualche editore li tratta ormai a pesci in faccia, come Caltagirone (il Gazzettino, il Mattino, il Messaggero) che ha cambiato il contratto di riferimento per un gruppo di loro. D’altra parte i giornalisti cominciano ad accorgersi come anche la concentrazione delle testate (Repubblica che assorbe Stampa e Secolo XIX) li metta in un piano inclinato che non si sa dove li porti. Dice al Fatto Giulio Anselmi, presidente dell’Ansa ed ex direttore dell’Espresso e della Stampa: “Se due giornali come Repubblica e la Stampa finiscono nello stesso gruppo vuol dire che i giornali pesano meno. Per i politici, si sa, meno giornali si hanno di fronte meglio è. Ai politici piace il rapporto diretto, senza intermediazioni: vedi Twitter, Internet, Facebook. Piace la televisione dove raramente vengono contraddetti….L’informazione non è considerata un bene comune ma uno strumento di potere”. Naturalmente parla così un giornalista che ha dato e ha avuto quasi tutto: molti altri si preoccupano di difendere i loro privilegi. E tacciono.

Ora Salah vuole esser estradato in Francia. Il ministro dell’interno e quello della giustizia belgi avevano offerto le dimissioni, dopo che si è appurato che almeno uno degli attentatori circolava libero a Bruxelles pur essendo stato segnalato per tempo come terrorista dalla Turchia. Dimissioni respinte perché il primo ministro vuole scongiurare una crisi politica, in un momento tanto delicato. Gli inquirenti ora dicono che agli attentati alla metropolitana e all’aeroporto avrebbe dovuto partecipare anche Salah Abdeslam, il quale dunque sarebbe rientrato di nuovo nella sua antica cellula jihadista dopo aver rifiutato di dare e di darsi la morte a Parigi. Subito l’avvocato di Salah, Sven Mary, ha cambiato strategia difensiva: ora vuole l’estradizione in Francia che fino a ieri rifiutava. Teme che dopo gli attentati l’aria di Bruxelles sia diventata mefitica per il suo assistito, il quale pare abbia negato di conoscere i fratelli kamikaze El Brakaoui. A me sembra che sul ruolo di questo Salah e su ciò che veramente ha fatto negli ultimi 4 mesi, pesi una coltre di nebbia fitta. Il Fatto oggi pubblica a pagina 3 una scheda della galassia terroristica che ha colpito in Belgio e Francia: tutto sembra ruotare intorno a Abdelhamid Abaaoud, ucciso il 18 novembre a Saint Denis. É stato Salah a indirizzare i francesi verso quell’appartamento non lontano dalla Stade de France? Oppure il kamikaze che si tolse la cintura è rimasto davvero uccel di bosco tra Parigi e Bruxelles per 130 giorni? Saperlo con ragionevole certezza ci farebbe capire meglio chi siano loro e quali errori le nostre polizie stiano facendo. Non è tempo di difendere segreti o di minimizzare le colpe. Serve trasparenza. Intanto il capo di Boko Haram, il gruppo jihadista che ha ammazzato di più, fa trovare una registrazione in cui ammette la sconfitta e invita i suoi a deporre le armi. In Siria, l’esercito di Assad entra a Palmira. Le Monde sostiene che l’esercito saudita è finito “in trappola nello Yemen” giacché non riesce, per quanti bombardamenti e morti civili stia facendo, ad aver ragione della ribellione sciita.

40 anni a Karadzić per il genocidio di Srebrenica. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale internazionale dell’Aja. Sentenza giusta, perché far massacrare tutti i maschi bosniaco musulmani, farli ammazzare e buttarli nelle fosse comuni – più di 8mila morti in poche ore – non è solo un crimine contro l’umanità – come l’assedio di Sarajevo, per il quale pure Karadzić è stato ieri condannato – ma somiglia alla soluzione finale, al genocidio. Resta l’amaro in bocca, perché la tragedia dei Balcani non fu responsabilità solo di questo psichiatra vanesio, motivatore della squadra di Sarajevo, diventato Presidente della repubblica serbo bosniaca al tempo in cui si smembrò la ex Iugoslavia. Cattolici croati, bosniaci musulmani, serbi ortodossi sono stati travolti e coinvolti in una barbara carneficina. La comunità internazionale ha prima oscillato, poi ha puntato il dito accusatore sui serbi, che usano il cirillico e sono apparsi la longa manus della Russia ortodossa. I veleni di quegli anni agiscono ancora: basti pensare quanti jihadisti abbiano fatto lì le loro prime prove.

Regeni? Un rapimento andato male. É l’ultima versione che echeggia dall’Egitto: trovati i suoi documenti in possesso di una banda di sequestratori (a fini di lucro) di cittadini stranieri. Questi sequestratori non parleranno perché sono stati uccisi, naturalmente in un conflitto a fuoco, dalla polizia. É talmente inverosimile, dopo tante menzogne, depistaggi e le prove delle torture subite da Giulio, che non riusciremmo a crederci neppure se fosse vero.

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