Se non è questione morale, cos’è?

Nessuna questione morale, assicura Matteo Renzi. “Arresto sproporzionato”, si dice al Pd. “Sproporzionato danno elettorale”, a Palazzo Chigi. “Se metto in fila Potenza, Napoli e Lodi…” sbotta il capo gruppo del Pd Rosato. Meno male che Renzi aveva detto “non credo ai complotti dai tempi di Biscardi”! Questo Simone Uggetti, sindaco di Lodi, è stato arrestato per “turbativa d’asta”, in pratica per aver truccato gli appalti. Incastrato da una dipendente – la storia su Repubblica, a pagina 4 – che non voleva firmare il bando per la gestione di una piscina. Il sindaco la convoca prima mellifluo, poi sempre più autoritario, alla fine lei si porta un registratore proprio quando l’altro le offre “di tirare dentro la sorella, insomma di farla partecipare agli utili dell’affare. Viene dal Pci, questo Simone Uggetti, ma a Lodi è ora l’uomo di Lorenzo Guerini, ex democristiano e vice segretario renziano del Partito Democratico.

Uggetti, Bonafede, Graziano. Chi sono? Del primo abbiamo appena scritto. Il secondo, Bonafede, è un consigliere Pd di Pozzallo, preso mentre si imbarcava per Malta con venti chili di hashish e marijuana, che gli servivano “per uso personale”, come ha avuto la faccia tosta di sostenere. Il terzo, Graziano, presidente del Pd della Campania e consigliere regionale, parlava al telefono con un boss dei Casalesi e lo ringraziava per i voti ricevuti. “Guardati da vicino, – scrive Marcello Sorgi sulla Stampa – questi Uggetti, questi Bonafede, questi Graziano, per chiamarli con i loro nomi insignificanti, somigliano tragicamente al ritratto, che pareva esagerato e invece non sembra più tale, fatto da Pier Camillo Davigo, il magistrato di Mani pulite assurto al vertice dell’Anm, quando ha detto che neppure si vergognano di quel che fanno”. Davanti a una tale diffusione e banalizzazione della questione morale, che coinvolge innanzitutto il partito del potere, partito di Renzi o della Nazione, “nel Pd – osserva Massimo Franco per il Corriere – si oscilla tra silenzi imbarazzati, inviti alla giustizia perché chiarisca quanto prima le responsabilità, se ci sono, e ammissione che esiste un problema serio da risolvere”. E si cerca di nascondere “il timore che le inchieste provochino un effetto a catena”.

Impressionato da inchieste, al referendum forse voto no. Così Roberto Benigni, secondo il Fatto Quotidiano, ma pure Repubblica conferma, “Penso di votare contro”. Benvenuto tra noi, Roberto. Ti davano insieme tra Renzi e Napolitano, ma credo che tu alla fine, questione morale a parte, abbia letto il testo Finocchiaro-Boschi. Non fosse che per come è scritto, per l’abisso tra le astruse formule odierne e la chiarezza cristallina del 48, hai pensato che valga la pena di seppellirlo sotto un mare di No. Intanto dai 5 Stelle viene una buona notizia: avrebbero deciso di far politica, aprendo – dice il Corriere – “un dialogo col Pd sulla prescrizione”. Affinché si interrompa dopo il primo grado di giudizio. Era ora. Tale proposta – che fu di Scarpinato – può far saltare gli equilibri della maggioranza e smascherare la “democrazia recitativa” del premier, il quale parla molto per non pagare mai dazio.

Elezioni il 26 giugno in Spagna. Podemos, insieme a Izquierda Unida, potrebbe diventare secondo partito, scavalcando il PSOE di Sanchez. Lo scrivono, oggi, anche i giornali italiani. Insomma il tentativo socialista di allearsi con la destra rinnovata di Ciudadanos non solo ha reso inevitabile nuove elezioni, a sei mesi dalle ultime, ma pare che sia pure perdente. Negli Stati Uniti, Trump ha vinto le primarie in Indiana, il suo rivale Cruz si è ritirato consegnandogli la candidatura repubblicana. Ora un sondaggio – lo trovate sulla Stampa – per la prima volta dice che Donald Trump potrebbe battere Hillary Clinton in novembre, 41 a 39. Scrivo da tempo che la terza via dei partiti socialisti e democratici – Blair, Clinton, Hollande, Renzi – che accettano tutto del neo capitalismo liberista, ma pretendono di gestirlo al meglio usando gli apparati di potere e invocando una parziale autonomia della politica, è perdente. Non vorrei aver ragione, ma senza Sanders, senza le sue idee, la sua spinta egualitaria, i suoi giovani millennials, Hillary potrebbe davvero, alla fine, consegnare la Casa Bianca a Donald Trump. Infine il 5 maggio Londra sveglie il sindaco. Potrebbe vincere, per Le monde, Sadiq Khan, laburista, musulmano, figlio di un autista d’autobus pakistano.

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